La crisi del settimo anno, un grande classico delle storie d’amore. Una specie di guado oltre al quale la relazione diventa un potenziale “per sempre”. Ma c’è da superarlo, il corso d’acqua. E se è vero che quella che lega gli spettatori tv alle gesta dei cuochi amatoriali di Masterchef è, in qualche modo, una storia d’amore, la faccenda si sta facendo delicata. Per carità, il format continua a tenere. Anche per via di alcuni concorrenti particolarmente azzeccati, leggi alla voce Italo. L’ex pilota, piglio da Dogui e una certa attitudine alla cucina, è senza dubbio la stella di questa edizione. A maggior ragione adesso, che gli altri concorrenti gli si sono rivoltati contro facendo aumentare a dismisura il favore del pubblico. Italo è un outsider, per il format Masterchef. La bella vita che incontra il genere reality.

Gli altri concorrenti, almeno per quel che riguarda personalità e carattere, non sembrano avere grandi assi nella manica da offrire e, si sa, il casting è elemento fondamentale per la riuscita di programmi come Mastechef. Aggiungiamoci poi la ‘dipartita’ del carismatico Cracco (che con Italo avrebbe verosimilmente dato vita a siparietti fantastici) e questo affannoso tentativo di complicare sempre di più le prove alle quali sono sottoposti i concorrenti ed ecco qui: rischio noia dietro l’angolo. Perché, va pure bene sottoporre le brigate a prove in esterna che fanno assomigliare i concorrenti a Bear Grylls (vedi la trasferta in Norvegia), ma ci vuole una certa misura. La parte centrale del programma deve restare quella legata ai fornelli. Alla preparazione. A quel momento in cui perfetti sconosciuti che potremmo essere noi danno vita a un piatto. “Se stai attento, se usi buoni ingredienti e se non prendi scorciatoie, riesci di solito a cucinare qualcosa di molto buono. Talvolta è l’unica soddisfazione che ti resta, per salvare una giornata. Quando scrivi invece puoi adoperare tutti gli ingredienti giusti, metterci tutto il tempo e tutta la cura necessaria e non cavar fuori nulla lo stesso. Ciò vale anche per l’amore. La cucina, quindi, può mantenere sana di mente una persona che ce la mette tutta“. Così la pensa John Irving e ha ragione: cucinare è una sorta di equilibratore dell’umore. E, per una specie di proprietà transitiva, anche veder cucinare è una sorta di equilibratore dell’umore. Quindi, autori di Masterchef, meno teatro e più cucina. Che magari la possibile crisi del settimo anno la superiamo indenni.

E occhio a non far uscire Italo, vera star di questa edizione. Mica solo per la personalità, certo: zitto zitto, Italo cucina, eccome. E lo fa con una tale calma (normale, viene da dire, per uno che ha pilotato aerei tutta la vita) che guardarlo “mette bene”. Serafico e tranquillo salvo perdere la pazienza quando capisce di essere il bersaglio di tutti (come ieri sera quando a un certo punto si è ‘rivoltato’ al ‘traditore’ Simone che sperava di metterlo in difficoltà dandogli ingredienti difficili), Italo è già il vincitore di questa edizione.