Il decreto legge 201/2011, “la Fornero” appunto, ha esteso e anticipato l’entrata in vigore del meccanismo di adeguamento. Così oggi per andare in pensione occorre avere un minimo di 20 anni di contributi versati e un’età di 66 anni e 7 mesi, ma dal 2019 si potrà lasciare il lavoro solo dopo averne compiuti 67. Escluse dall’incremento solo le 15 categorie esentate a valle del negoziato tra governo e sindacati. Le pensioni di anzianità invece sono state abolite, sostituendole con la “pensione anticipata” che quest’anno si può chiedere se si sono totalizzati 42 anni e 10 mesi di contributi e si hanno almeno 63 anni e 7 mesi di età. I requisiti, anche in questo caso, vengono aggiornati ogni due anni per effetto dell’aumento della vita attesa. Negli anni sono state poi aperte alcune “uscite di emergenza”. Oltre agli otto interventi di salvaguardia per gli esodati (stando ai dati Inps sono state accettate ad oggi oltre 140mila richieste), dall’anno scorso i disoccupati con almeno 30 anni di contributi versati, i caregiver di parenti con handicap e i lavoratori che hanno fatto attività gravose e pagato i contributi per 36 anni possono chiedere l’anticipo pensionistico gratuito (Ape social). Nelle prossime settimane, con un ritardo di quasi un anno rispetto alla tabella di marcia, è attesa poi la partenza di quello a pagamento (Ape volontaria) a cui si potrà accedere indebitandosi con una banca.

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