Un Gaber Day a 15 anni dalla scomparsa del cantautore milanese. Ci pensa Andrea Scanzi a rievocare con rispetto e originalità il “Signor G”, scomparso il primo gennaio del 2003. Il 19 gennaio alle 21 al Teatro Petrarca di Arezzo andrà in scena un omaggio a Giorgio Gaber con nove suoi brani eseguiti da Paolo Benvegnù, Giulio Casale e Syria, Scanzi voce narrante, e parecchi filmati d’archivio su grande schermo con l’autore di Non arrossire a ricordare i momenti salienti e gli snodi concettuali della sua lunga carriera.

Intanto i 600 biglietti sono andati esauriti in due ore, con una fila da vecchi tempi senza prenotazioni online lunga un paio di isolati. Segno che Gaber significa ancora qualcosa nell’evo 2.0. Teatro canzone fu e teatro canzone sarà. In quella particolare commistione tra musica, dialogo, osservazione e riflessione sull’esistente. Gaber come fosse un unicum del cantautorato sessanta/settanta/ottanta italiano. E Scanzi su questa compagnia cantante, filo lungo e armonico del discorso che si snoda da De André a Jannacci, ci fece la sua tesi di laurea. Facoltà di Lettere ad Arezzo, primi anni duemila. Gaber doveva perfino fare da correlatore, ma la malattia lo obbligò a rimanere lontano. Poi il lungo addio e ancora lo spettacolo di Scanzi “Gaber se fosse Gaber” che come nell’avvio del teatro canzone di Gaber e Luporini nei primi settanta è lievitato fino a diventare appuntamento fisso per molti affezionati.

“La differenza enorme rispetto al mio spettacolo sarà che sul palco non ci saranno soltanto i video di Giorgio, ma anche le esibizioni musicali di tre gaberiani DOC”, ha spiegato Scanzi in un’intervista al sito allmusicitalia.it. “E sottolineo gaberiani DOC perché io ne ho un po’ piene le scatole di chi fa finta di essere gaberiano oggi, ma magari non se l’è mai visto a teatro, non sa nulla del Gaber teatrale e al massimo conosce Destra Sinistra e forse La Libertà. Io ho voluto che ci fossero dei gaberiani veri. In questo senso Giulio Casale che penso sia il più grande interprete di Gaber oggi. Paolo Benvegnù lo conosco da vent’anni e parla solo di Gaber. Syria la conosco bene e so quanto vuole bene, quanto stima, quanto adora Giorgio Gaber e so che lei esegue in maniera pazzesca una sua versione di Se io sapessi”. “Io sono molto convinto che Gaber e Luporini siano stati profetici almeno quanto Pasolini – ha concluso – In ogni loro canzone, in ogni loro monologo ci sono degli elementi di lucidità, di profezia, di forza, che sono qualcosa di incredibile. Basta pensare a Quando Moda è Moda e il tema della sinistra che perde il concetto di appartenenza”.