Venerdì 12 gennaio è andato in scena al teatro comunale Laura Betti di Casalecchio di Reno, Bologna, Ombre Folli. Unica data in Regione Emilia-Romagna per il dramma di Franco Scaldati, drammaturgo regista e scrittore palermitano scomparso nel 2012. La messa in scena della compagnia Vetrano/Randisi ha saputo riportare il rispetto dell’autore per i classici, nell’introduzione trasognata di sapore pirandelliano, dove autore e personaggi si fondono per dare vita al racconto. E ha a sua volta rispettato il clima popolare, si sarebbe detto un tempo sottoproletario, in cui Scaldati era immerso per provenienza, per scelta, attraverso i suoi laboratori nella periferia palermitana più difficile, e per elezione, trovando proprio in quel clima la forza drammaturgica per raccontare la realtà che tanto gli stava cara.

Enzo Vetrano e Stefano Randisi attuano un teatro frontale, di confronto diretto con la platea, fisso, adatto a quella che si propone come la confessione di due meccanici palermitani che svelano il segreto della loro relazione omosessuale, nata dalle esperienze personali taciute in un ambiente tanto duro quanto ipocrita, dove nel buio della notte il marchettaro riconosce i vicini di bottega e di casa e loro riconoscono lui, in un gioco di specchi liberatorio e proibito. Alla sfrontatezza esibizionista del travestito risponde la cauta e sofferta identità del collega di officina, che trova un alibi nella redenzione per dare finalmente sfogo alla propria omosessualità. Le regole, le convenzioni e soprattutto i sensi di colpa imprigionano la coppia in un rapporto coniugale normativo e soffocante.

Vetrano e Randisi recitano i loro monologhi espliciti nel dialetto palermitano, esplicito e aspramente sonoro, ma con un forte senso di delicatezza nel tono spesso pacato delle voci, aiutandosi con gesti composti. Un contrasto che in modo importante rinuncia all’effetto e permette di concentrarsi sul messaggio dell’impossibilità di conciliare natura e senso di colpa, libera scelta e regole sociali.

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