“Lo Stato spagnolo è stato sconfitto” e la situazione in Catalogna ora necessita “di una riparazione e di una restituzione” da parte del governo. Carles Puigdemont gonfia il petto, dopo le elezioni regionali in Catalogna. “Vorrei che la Spagna che non prendesse più decisioni al posto nostro – ha detto in conferenza stampa a Bruxelles l’ex presidente della Generalitat catalana destituito dal governo di Madrid – il prossimo passo è quello di parlare con Mariano Rajoy, dobbiamo trovare nuovi modi. Sono disposto a incontrarlo ma non in Spagna“, per iniziare un nuovo percorso, ma “senza persecuzioni legali“.

Ora che il fonte indipendentista (formato da Junts per Catalunya, Erc e Cup) ha conquistato 70 seggi su 135 nel parlamento di Barcellona, Puigdemont torna a parlare da leader, dopo le settimane passate ‘in esilio’ a Bruxelles: “Tornerò in Catalogna se ci sono garanzie del rispetto della democrazia – ha detto ancora il leader di Junts per Catalunya, secondo partito della regione dietro gli unionisti di Ciudadanos – il governo spagnolo riconoscerà il risultato delle elezioni? Se rispetta la democrazia, torno domani stesso“. Ma il governo centrale deve garantire “libertà per i prigionieri politici“, è la richiesta che Puigdemont avanza riferendosi al suo vice Oriol Junqueras e ai due Jordi, Cuixart e Sanchez, responsabili di organizzazioni indipendentiste in Catalogna.

La risposta di Mariano Rajoy arriva qualche ora dopo. Il premier spagnolo si è detto pronto ad avviare una “nuova tappa” di “dialogo” con il governo che sarà formato in Catalogna, sempre “nel rispetto della legge”, ma chiude a Puigdemont e alla dirigenza catalana che due mesi fa proclamò la Repubblica. Le elezioni che di ieri “richiedono un nuovo inizio. Si è aperta una finestra di opportunità, sono fiducioso. Il governo spagnolo fornirà la sua volontà di dialogo costruttivo, aperto, realista, sempre nel contesto della legge, e offrirà una mano tesa al governo catalano per risolvere i problemi, per migliorare il benessere e la ricchezza dei catalani”, ha detto Rajoy. Che non ha però accettato l’invito di Puigdemont a un faccia a faccia: “Io dovrei incontrare Ines Arrimadas“, la capolista di Ciudadanos, “che ha vinto le elezioni”. Quanto a Puigdemont, la sua situazione non dipende dai risultati del voto: “Sono i politici che devono sottomettersi alla giustizia come qualsiasi altro cittadino e non la giustizia che deve sottomettersi a qualsiasi strategia politica”.

In un vertice avuto in mattinata con la dirigenza del Partito Popolare, Rajoy aveva ribadito di voler continuare la legislatura e aveva sottolineato che i risultati delle elezioni catalane non sono, come non sono mai stati, rilevabili a livello nazionale. Secondo fonti presenti all’incontro, il premier aveva chiarito che resta “molto determinato e fermo” nella sua difesa della legalità e aveva ricordato che le misure adottate ai sensi dell’articolo 155 della Costituzione sono ancora valide. Il commissariamento sarà revocato, ha detto Rajoy, quando sarà stato formato un nuovo governo. Cosi è previsto, ha ricordato il premier, nella decisione votata dal Senato a fine ottobre.

In conferenza stampa Puigdemont si è rivolto anche alle istituzioni europee, che non riconoscono nel governo della Catalogna un interlocutore: “Non chiedo alla Commissione europea di cambiare idea, chiedo però di ascoltarci, di ascoltare i cittadini che si sono espressi in massa. Ascolti il governo spagnolo, ma anche noi abbiamo il diritto di essere ascoltati”. Fredda la replica di Bruxelles: “La nostra posizione su questa questione è ben nota, ribadita spesso e a tutti i livelli, e non cambierà” – spiega una portavoce dell’esecutivo comunitario – non abbiamo nessun commento da offrire sui risultati di questa elezione regionale“.

Alla luce del verdetto delle urne, le due grandi liste indipendentiste catalane si sono dette pronte a formare un nuovo governo, hanno indicato oggi i portavoce di JxCat Elsa Artadi e di Erc Sergi Sabria. Ma i guai giudiziari per gli esponenti del fronte autonomista non sembrano aver fine. Il Tribunale Supremo spagnolo ha dichiarato indagati per ribellione alcuni dirigenti fra cui l’ex-presidente Artur Mas e le dirigenti di Erc Marta Rovira, PdeCat Marta Pascal e Cup Anna Gabriel.

Per lo stesso reato sono già incriminati Puigdemont, i membri del suo Govern e la presidente del Parlament Carme Forcadell. Rischiano 30 anni di carcere per avere portato avanti il progetto politico dell’indipendenza. La situazione: il 12,6% dei membri del nuovo parlamento catalano (17 deputati su 135) è incriminato dalla giustizia spagnola, tre neo-onorevoli sono in carcere e tre in esilio inseguiti da mandato di arresto.