Il 2017 di papa Francesco si chiude con un bilancio decisamente difficile. In quest’anno, infatti, sono state seriamente incrinate le due riforme chiave di Jorge Bergoglio: quella economica e quella che riguarda il contrasto alla pedofilia del clero. Paradossalmente, le due vicende si intersecano visto che l’uomo chiave chiamato da Francesco per guidare la segreteria per l’Economia, il cardinale George Pell, è accusato dalla giustizia del suo Paese di stupri e pedofilia. Il rapporto finale della commissione d’inchiesta australiana, contenuto in 17 volumi, che non riguarda soltanto la Chiesa cattolica, è impressionante: 2.559 le accuse raccolte finora, 230 processi in corso, oltre 42mila chiamate per soccorso e 60mila sopravvissuti con diritto al risarcimento. In alcune diocesi australiane addirittura il 15 per cento dei sacerdoti sono sospettati di pedofilia.

Ma Pell non è stata l’unica tegola caduta sulle riforme economiche di Francesco. Ci sono, infatti, altri due episodi importanti e a dir poco incresciosi. Gli allontanamenti, dopo appena due anni dalle loro nomine, di Libero Milone, primo e al momento unico revisore generale del Vaticano, e del vicedirettore dello Ior, Giulio Mattietti. Su entrambi i licenziamenti in tronco ci sono numerose ombre. Milone ha accusato la Santa Sede di essere stato costretto ad andarsene con la minaccia di essere arrestato. Mattietti è stato allontanato improvvisamente dal suo ufficio senza alcuna spiegazione.

L’altra grana riguarda, invece, la pedofilia che, oltre al caso Pell ha visto le dimissioni anche della seconda vittima degli abusi del clero, l’irlandese Marie Collins, dalla pontificia commissione per la Tutela dei minori. La stessa dolorosa scelta fatta un anno prima dall’altra vittima, Peter Saunders. Tra i primi atti del 2018 il Papa sarà, dunque, chiamato a rinnovare l’intero delicato organismo dato che anche gli altri 15 membri sono in scadenza. Senza dimenticare, inoltre, che è ancora in corso l’indagine vaticana su monsignor Carlo Alberto Capella, diplomatico della Santa Sede accusato da Usa e Canada di pedopornografia.

Mentre compie 81 anni e si appresta a tagliare il traguardo del quinto anno di pontificato, Francesco è ormai entrato decisamente in quella “ferialità” che connota il papato. Dopo la luna di miele iniziale, che peraltro ebbe anche Benedetto XVI nonostante la caricatura di panzerkardinal che lo aveva accompagnato già tanti anni prima dell’elezione, Bergoglio è ora immerso nei problemi di una Curia romana difficile da riformare. Anche se in Vaticano si ha la sensazione che il 2018 sarà l’anno della svolta con il lavoro del “C9”, i cardinali consiglieri papali, che potrebbe finalmente vedere la luce. La vera riforma, però, risultata molto indigesta alla Curia romana, Francesco l’ha fatta col suo stile e i suoi insegnamenti, testimoniando coi gesti e non solo a parole quella “conversione”, anche del papato, che fin dall’inizio ha chiesto alla Chiesa.

Non a caso il Papa ha sottolineato che “occorre rilevare che la riforma sarà efficace solo e unicamente se si attua con uomini “rinnovati” e non semplicemente con “nuovi” uomini. Non basta accontentarsi di cambiare il personale, ma occorre portare i membri della Curia a rinnovarsi spiritualmente, umanamente e professionalmente. La riforma della Curia non si attua in nessun modo con il cambiamento delle persone, che senz’altro avviene e avverrà, ma con la conversione nelle persone. In realtà, non basta una formazione permanente, occorre anche e soprattutto una conversione e una purificazione permanente. Senza un mutamento di mentalità lo sforzo funzionale risulterebbe vano”. Parole che, come è evidente, la Curia romana non ha ancora recepito.

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