Ormai la spaccatura, più volte nascosta e rinviata, è di fatto ufficiale. Seppure Alternativa popolare si sia data un’altra giornata per prendere tempo ed evitare faide turbolente, dopo la scelta di Angelino Alfano di non ricandidarsi, la frattura è sancita. Un “liberi tutti”. Filorenziani – come Beatrice Lorenzin e Fabrizio Cicchitto – da una parte, verso una lista in appoggio al centrosinistra. Altri, invece, considerano conclusa l’esperienza con il partito di Renzi, con diverse sfumature. C’è il coordinatore Maurizio Lupi che insiste nel tentare la strada solitaria, puntando a superare la soglia del 3%: “Serve una proposta seria, moderata, liberale, alternativa al Pd”, spiega. Altri, come Formigoni e l’ala lombarda tornano a strizzare l’occhio verso il centrodestra e Forza Italia: “Secondo me contiamo più del 2%, dobbiamo costruire un’alleanza che si ispiri ai valori del Ppe. E ricostruire una gamba moderata dello schieramento di centrodestra”, ha spiegato. Il rischio concreto, di fatto, è ormai che il partito vada in ordine sparso. Con tante microscissioni

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