La prima evasione nerd della storia? Forse, ma non solo. Smetto quanto voglio – Ad Horem chiude la sua trilogia, o sarebbe meglio dire il suo corso di laurea triennale. Botto o non botto, ed è vietato spoilerare trame e soprattutto finale, l’epica della “Banda dei professori” trova il suo compimento in prima mondiale al Torino Film Festival nella sezione Festa mobile prima di uscire nelle sale il 30 novembre.

L’attesa è ovviamente alle stelle, con gli appassionati della “saga” che hanno potuto rinfrescarsi la memoria grazie a Rai 3 che ha rimandato recentemente in onda il primo e secondo capitolo. Dove eravamo dunque rimasti? La frase fatidica è stampata nella memoria: “Sopox è la formula del gas nervino. Ecco a cosa gli serviva il cromotografo. Sto pazzo si è messo a sintetizzare il gas nervino”. Protagonista assoluto del terzo film è quindi il gas nervino, sostanza altamente esplosiva con cui Walter Mercurio (Luigi Lo Cascio) vuole far esplodere il mondo, o meglio, l’istituzione italiana che non ha permesso al suo tecnopolo di avere i finanziamenti necessari per attrezzarsi a dovere. Con tanto di incidente in corso d’opera.

Il professore pertanto si è dato alla macchia criminale, quella vera però, non come gli scalcinati geniacci della Banda che si sono trovati – notoriamente – nella miseria di un precariato come da intuizione del progetto iniziale. È noto che Sibilia e i suoi autori abbiano girato secondo e terzo capitolo insieme, ed è questo il motivo di un tutt’uno narrativo e drammaturgico, con diverse scene intersecate fra l’uno e l’altro film a sostegno di una continuità del racconto. Inutile rimarcare che le risate non mancheranno, benché in misura contenuta rispetto al primo esplosivo lungometraggio, esordio registico accolto con plauso critico e un box Office da vero fenomeno.

La parabola deve portare a compimento la missione dei professori e il loro aprire, come del resto in buona parte del secondo film, è all’interno di mura carcerarie. Smetto quando voglio 2 e 3 sono di fatto dei Prison movie accompagnati dall’accattivante commento musicale simile agli Ocean movie di Steven Soderbergh, in ovvia salsa romanesca. Gag esilaranti attendono gli spettatori così come l’entrata in scena di un altro prof – alias il Murena – incarnato da Neri Marcorè. Le presenze femminili sono in questo gran finale drasticamente ridotte, con uno spazio pressoché imponente occupato tanto dalla Banda di Pietro Zinni (Edoardo Leo) e soci e dei suoi antagonisti. In ballo c’è la salvezza del tempio della cultura, di quella che è in sostanza la loro vera casa: l’Università. Perché, a conti fatti, qualcosa di buono riesce ancora a produrre in questo malridotto Paese. “Dichiaro chiusa la saga – dice il regista – non ci sarà un quarto Smetto quando voglio. In realtà ho una gran voglia di fare un nuovo film che sarà il mio quarto ma in realtà è il mio secondo!”