Quello che sembrava “un nuovo indizio” per individuare il sottomarino Ara San Juan, in realtà, è stata “un’esplosione”. Il portavoce della Marina militare, Enrique Balbi, aveva parlato di una “anomalia idro-acustica, un rumore” rilevato lo scorso 15 novembre, intorno alle 11 del mattino (le 15 in Italia), circa 30 miglia a nord dal punto dal quale il San Juan si era messo in contatto per ultima volta con il comando della Marina, quattro ore prima. Ma l’analisi di questo rumore ha precisato oggi il portavoce militare, ha permesso di stabilire che si trattava di “un evento anomalo, singolare, breve, violento e non nucleare”, cioè “una esplosione”. Poco prima della conferenza stampa di Balbi a Buenos Aires, questa informazione è stata data ai famigliari dell’equipaggio del San Juan, riuniti nella base navale di Mar del Plata, che sono usciti dalla struttura in lacrime e abbracciandosi. Così si assottigliano sempre di più le speranze di ritrovare il sottomarino e i suoi 44 membri dell’equipaggio. E anche l’oggetto avvistato da un aereo della Marina Usa durante un volo di ricerca sull’Atlantico meridionale, vicino all’area dalla quale aveva lanciato il suo ultimo segnale, non è l’Ara San Juan.

La Marina precisa di non avere informazioni sufficienti a dire quale possa essere stata la causa dell’esplosione né se sia possibile che l’Ara San Juan sia stato attaccato, ha riferito ancora Balbi. Il luogo da cui proveniva il suono anomalo si trova, appunto, vicino al luogo da cui il sottomarino ha lanciato l’ultimo segnale, circa 430 chilometri al largo della costa. Il 15 novembre il sottomarino si stava spostando da Ushuaia, la città più a sud del mondo, verso Mar del Plata, quando ha riportato un guasto elettrico, poco prima di scomparire. Lanciato nel 1983, il sottomarino di costruzione tedesca era stato sottoposto a manutenzione in Argentina nel 2008. Secondo la pubblicazione specialistica Janès Sentinel, i suoi quattro motori diesel e i suoi motori a propulsione elettrica erano stati sostituiti.

E a una settimana dalla sua scomparsa nelle gelide acque dell’oceano, oltre alle speranze di trarre in salvo il sottomarino, diminuiscono anche le sue riserve d’ossigeno. Gli specialisti citati dalla stampa locale sono d’accordo nel valutare che se il San Juan è restato in immersione dalla sua ultima comunicazione con il comando operativo, mercoledì scorso, le sue riserve di ossigeno dovrebbero bastare solo per una settimana, al massimo nove giorni. Una nave norvegese equipaggiata per le ricerche sottomarine, la Skandi Patagonia, si è unita oggi alle operazioni in corso, concentrate su una zona rettangolare, a circa 430 chilometri dalla costa, a Sudest della Penisola di Valdés, sul bordo della piattaforma continentale. Intorno alla base navale di Mar del Plata si moltiplicano intanto le manifestazioni di appoggio e solidarietà con i parenti del membri dell’equipaggio del San Juan. Decine di disegni infantili, cartelli con slogan come “Tornate, vi stiamo aspettando” e bandiere argentine sono stati appesi dalla recinzione esterna della base.