E’ fuggito dalla Corea del Nord ed è arrivato in Corea del Sud lunedì 13 novembre. Ma le condizioni del disertore nordcoreano, pur essendo stabili, non sono rassicuranti. A preoccupare non sono soltanto le numerose ferite da arma da fuoco riportate durante la fuga in varie parti del corpo, dalle spalle alle ginocchia. In cura da giorni presso un ospedale nei pressi di Seul, una volta passato sotto i ferri, il ventenne è risultato avere nel suo apparato digerente circa una decina di parassiti oltre a un verme cilindrico lungo quasi 30 centimetri.

“Ho più di vent’anni di esperienza come chirurgo alle spalle, ma cose così si trovano soltanto nei libri di testo”, ha commentato alla stampa internazionale Lee Cook-jong, uno dei medici del team che si sta adoperando per salvare la vita al giovane. La scoperta lascia intuire le privazioni a cui è sottoposta la popolazione nordcoreana, tanto più se si considera la posizione privilegiata in cui si sarebbe dovuto trovare il ragazzo come membro – seppur in qualità di semplice sergente – dell’esercito, ovvero dell’elite locale. Non solo i militari hanno diritto a quote alimentari più generose rispetto al resto della popolazione. Ma, talvolta, ricorrono addirittura a veri e propri furti nelle campagne per placare la fame.

La Corea del Nord spende il 22% del proprio Pil nello sviluppo militare lasciando i civili ad arrabattarsi nei mercati informali spuntati dopo la terribile carestia che ha investito il Regno Eremita tra il 1994 e il 1998. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, due nordcoreani su cinque risultano denutriti e il 70% della popolazione – tra cui 1,3 milioni di bambini di età inferiore ai 5 anni – necessita di assistenza alimentare per sopravvivere. Secondo uno studio del 2009, i piccoli del Nord in età prescolare risultavano 13 centimetri più bassi e sette chili più leggeri dei loro coetanei sudcoreani. Colpa di un’alimentazione quasi priva di proteine e grassi essenziali. Oltre ai parassiti, nello stomaco del giovane è stato ritrovato del granoturco, ingrediente cardine della dieta nordcoreana nei periodi di magra, in quanto più economico del riso. Tra gennaio e settembre, in concomitanza con un periodo di grave siccità, le importazioni del cereale dalla Cina hanno toccato quota 49mila tonnellate, rispetto alle 3.125 registrate in tutto il 2016.

Dalla guerra di Corea ad oggi, oltre 30mila persone sono fuggite al Sud per cercare prospettive di vita migliori, la maggior parte passando per la Cina. La defezione della settimana scorsa è la quarta da parte di un soldato in tre anni ad essere avvenuta attraverso la zona demilitarizzata che divide le due Coree, ma soltanto la prima dal 2007 ad aver interessato la sorvegliatissima area di sicurezza congiunta (JSA) situata nel paese di Panmunjeom, l’unico punto di incontro tra le milizie di Seul e Pyongyang. L’ultima fuga di un militare risaliva a giugno.

Per quanto preoccupante, il caso del giovane soldato non è l’unico e sembra confermare uno stato di scarsa igiene già riscontrata su altri connazionali. Nel 2014, medici sudcoreani hanno rilevato la presenza di vermi parassiti in sette disertrici su diciassette. Le donne avevano inoltre manifestato altre patologie, dall’epatite B alla tubercolosi. Lo studio, condotto dall’ospedale di Cheonan su nordcoreani scappati oltreconfine tra il 2006 e il 2014, mostrava chiaramente una più alta incidenza di malattie infettive e parassitarie sui pazienti del Nord rispetto ai “cugini” a Sud del 38esimo parallelo. Qui, infatti, il problema delle infezioni da parassita è stato ampiamente debellato di pari passo con un generico miglioramento delle condizioni economiche. L’ultima grande epidemia risale agli anni ’60-’70, quando circa l’80% della popolazione sudcoreana risultava ancora contagiata. All’epoca, il caso eclatante di una bambina di nove anni deceduta dopo aver contratto un migliaio di vermi spinse il governo di Seul ad avviare una campagna di eradicazione a livello nazionale. Da allora il fenomeno è scomparso quasi completamente.

A fare la differenza tra Nord e Sud, pare sia l’impiego diffuso di escrementi umani per concimare i terreni agricoli. Secondo quanto racconta un fuggiasco alla Reuters, “fino agli anni ’70 era lo stato a distribuire fertilizzanti chimici, ma dagli anni ’80 la produzione ha cominciato a calare tanto che negli anni ’90 il governo non ne forniva più”. E’ stato allora che i contadini hanno cominciato a ripiegare sui pozzi neri. Nel 2014, lo stesso leader supremo Kim Jong-un ha esortato gli agricoltori a utilizzare le feci umane, oltre agli scarti animali e ai composti organici. “I vegetali coltivati con gli escrementi vengono considerati più gustosi”, spiega Lee Min Bok, esperto di tematiche agricole.

Ma secondo il professor della University of Seoul Andrei Lankov, intervistato dalla Bbc, rispetto ai cittadini di paesi con un reddito pro capite analogo, come Bangladesh e varie nazioni africane, in generale lo stato di salute dei nordcoreani è migliore: “Le aspettative di vita in Corea del Nord sono ben oltre la media considerato il livello di povertà”.

di China Files per il Fatto