L’ultima proposta del governo divide ancora di più i sindacati. Un ulteriore ampliamento della platea di lavoratori esentati dall’aumento dell’età pensionabile che scatterà nel 2019 e un impegno ad allargare i requisiti per l’accesso all’Ape social delle donne. Sono alcune delle novità presentate oggi ai sindacati dal Governo Gentiloni in un documento che contiene quanto illustrato nelle riunioni precedenti sul pacchetto pensioni, con l’inserimento di alcuni elementi emersi nella discussione con le parti sociali. Proposte, però, che non sono bastate a trovare un accordo. Restano le divisioni tra la Cgil, che conferma il giudizio di “grande insufficienza” sulla proposta del Governo e indice una prima mobilitazione del sindacato per il 2 dicembre, la Cisl e Uil, positive rispetto al documento. È ancora una volta fumata nera, dunque, dopo l’incontro a Palazzo Chigi, al quale hanno partecipato il premier, i ministri Pier Carlo Padoan, Giuliano Poletti e Marianna Madia e i segretari di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. I sindacati non hanno firmato il documento formalizzato oggi dall’esecutivo al termine di mesi di confronti, tavoli tecnici e vertici politici. E intanto il deputato di Sinistra Italiana-Possibile Giorgio Airaudo ha scritto su Twitter: “Il governo e il Pd non vogliono discutere né su come si fermano i licenziamenti ingiustificati, Art. 18, né di come si cambiano le pensioni per tutelare i giovani e fermare l’innalzamento dell’età pensionabile. Il 2 dicembre saremo al fianco della Cgil”.

IL DOCUMENTO DEL GOVERNO – Nel corso dell’incontro il governo ha consegnato ai sindacati un documento con una nuova proposta, rispetto a quella già presentata sabato 18 novembre sul tema delle pensioni. Nelle categorie di lavori gravosi da esentare dall’aumento dei requisiti per la pensione, passate già da 11 a 15, verrebbero considerati operai e braccianti agricoli, marittimi, addetti alla pesca e anche i lavoratori siderurgici di prima fusione, oltre quelli di seconda fusione e del vetro addetti ai lavori ad alte temperature, che non sono già compresi tra gli usuranti. Le attività gravose devono essere state svolte per almeno 7 anni dei 10 che precedono il pensionamento e bisogna possedere una anzianità contributiva pari ad almeno 30 anni.

Anche i sindacati, inoltre, parteciperanno al lavoro della Commissione che studierà, ai fini dei una rilevazione scientifica anche in relazione all’anzianità anagrafica dei lavoratori, la gravosità delle attività lavorative e che dovrà concludere i lavori entro il 30 settembre 2018. La Commissione tecnica sarà presieduta dall’Istat e sarà composta da rappresentanti del Ministero dell’Economia, del Lavoro, della Salute, di Inps, di Inail con la partecipazione, appunto, di esperti indicati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative dei datori di lavoro e dei sindacati. Il Governo ha poi confermato l’obiettivo di “consentire la proroga e in prospettiva la messa a regime” dell’Ape social, al termine del periodo di sperimentazione (nel 2018), grazie all’istituzione di un fondo ad hoc “dei risparmi di spesa”. Novità di oggi: dopo le richieste inoltrate dai sindacati al termine dell’ultimo incontro, l’esecutivo si è impegnato ad allargare i requisiti per l’accesso all’Ape social delle donne, oltre quindi alla riduzione dei contributi necessari di sei mesi per ogni figlio fino a un massimo di due anni. L’esecutivo ha anche chiarito di essere d’accordo sulla necessità di dare priorità alla discussione sulla “sostenibilità sociale dei trattamenti pensionistici destinati ai giovani al fine di assicurare l’adeguatezza delle pensioni medio-basse nel regime contributivo con riferimento sia alla pensione anticipata che alla vecchiaia”.

LA DIVISIONE SULLA PROPOSTA – Al termine dell’incontro il leader della Cisl, Annamaria Furlan, ha commentato: “Abbiamo messo in sicurezza circa 30mila lavoratori che avrebbero visto l’adeguamento alle aspettative di vita”. E ancora: “Nessuno si aspettava di più anche se si avvicina il periodo, ma a Babbo Natale non ci crediamo più”. Furlan ha poi auspicato che in Parlamento “le risorse stanziate dal governo non vengano destinate ad altri interventi. Queste risorse non devono essere sciupate – ha detto – per questo nei prossimi giorni incontreremo i gruppi parlamentari”. Non molto distante la posizione del leader della Uil Carmelo Barbagallo: “Era il massimo possibile con le risorse date. Se non avessimo mantenuto il dialogo aperto con il governo sui temi pensionistici, avremmo giudicato il pacchetto insufficiente”. E ha aggiunto: “Abbiamo fatto il massimo sforzo, ricomprendendo anche i lavoratori dell’Ilva” e “abbiamo aperto una breccia sulla rigidità della legge Fornero”. Ma la Cgil non ci sta: “Non stiamo parlando di 300 milioni di euro ma di 63 milioni” ha affermato Susanna Camusso, secondo cui “la platea è più ristretta di quella che il governo dichiara”. In termini di platea si tratta per la Cgil di “poche migliaia di persone” in quanto “queste categorie vanno in pensione per vecchiaia, perché sono lavori faticosi e anche discontinui”. Secondo la leader della Cgil “è stata una occasione persa dal governo”. “La distanza tra la proposta di oggi e gli impegni assunti dal governo nella fase due del confronto è assolutamente evidente – ha dichiarato – come è evidente che mentre l’obiettivo doveva essere un intervento per correggere l’iniquità del sistema previdenziale, il governo invece continua a muoversi per deroghe che rende incerto il sistema previdenziale”. Per sabato 2 dicembre saranno previste manifestazioni articolate sul territorio compresa una manifestazione a Roma.

L’AUSPICIO DEL GOVERNO – Consapevole delle divisioni tra le parti sociali il premier Gentiloni. Che però al termine dell’incontro ha sottolineato: “Più sostegno il pacchetto avrà dalle forze sindacali, più sarà forte nel trovare spazio compiuto nella Legge di Bilancio”. Pur conoscendo le divisioni sul pacchetto pensioni l’auspicio del premier “è che queste posizioni differenti rimangano in una dialettica non conflittuale. Ognuno – ha detto – è naturalmente padrone delle proprie scelte e decisioni”. Sul punto si è espresso anche il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: “Avremmo preferito – ha detto riferendosi alle misure proposte – che fossero sostenute in modo analogo da tutti i sindacati”. Ma così non è.