Ancora 300 milioni a chi sporcava le gare per pulire le scuole. Non basta che Alfredo Romeo, appena ri-arrestato per la vicenda Cardarelli, continui a fare le pulizie nel Tribunale in cui è a processo. Anche in classe la lezione è la stessa: in Italia chi sporca pulisce ma soprattutto incassa. Poteva durare massimo 36 mesi (inclusi i rinnovi) la convenzione Consip per la pulizia degli edifici scolastici, caduta sotto la scure dell’Autorità Nazionale Anticorruzione e dell’Antitrust per accordi sottobanco tra imprese e annullata in 14 regioni su 20. La Legge di bilancio (art.58 comma 6) mette però a segno l’ennesima proroga che ne sancisce la validità non per i 36 mesi di cui sopra ma 84 mesi complessivi e forse più. Così che i contratti ancora in essere gonfieranno i bilanci degli stessi giganti delle coop fino al 30 giugno 2019. A beneficio dei protagonisti del “cartello” che la Procura di Roma si appresta a processare.

Il tutto dispensando agli studenti una singolare lezione sul diritto e il rispetto di regole e istituzioni: a dicembre 2015, come si diceva, la madre di tutti gli appalti in prorogatio era finita nel mirino dell’Antitrust e dell’Anac perché tre grandi imprese (Cns, Manutencoop e Roma Multiservizi) poi multate per 110 milioni di euro hanno truccato la gara per aggiudicarsi ognuna la fetta più grande possibile di una torta da 1,3 miliardi di euro. Irregolarità confermate da tre sentenze del Tar e altrettante del Consiglio di Stato. In virtù delle quali che Consip, un anno dopo, ha deciso di risolvere le convenzioni negli 8 lotti risultati “inquinati” (su 13 totali, cioè oltre la metà) relativi a 14 regioni su 20. Solo quattro lotti – di fatto – erano risultati “puliti”. Ma anche questo non basta a fermare il grande giro degli appalti.

Saranno state pressioni sindacali dal basso a spingere governo e ministero a inserire la “clausola sociale” per garantire la salvaguardia occupazionale e salariale dei 12mila addetti. Saranno gli interessi imprenditoriali dall’alto o mediani della politica, mettiamoci pure che per le stesse scuole è meglio attendere che “fare”, perché il servizio va comunque garantito. Di fatto però la convenzione Consip “risolta” da un pezzo resta in piedi in tutta Italia, perché nelle more di una nuova gara – possibilmente non inquinata, ma di cui non si ha notizia – i contratti di fornitura che da quella discendono continuano ad arricchire gli stessi forzieri. Un paradosso che va contro il buon senso ma anche contro diversi pareri dell’Anac che tutt’ora ribadisce la propria contrarietà alle proroghe e ricorda come “già a marzo 2016, quindi oltre un anno e mezzo fa, abbiamo fatto un atto di segnalazione a Governo e Parlamento su questo tema sottolineando la necessità di intervenire al più presto con una gara”. Ma così non è stato, a vantaggio di chi continua a incassare dalle forniture frutto di un accordo illecito. “Nessuna scuola ha disdetto i contratti”, fanno sapere da Manutencoop, una delle grandi aziende multiservizi finite nel mirino di Anac/Agcm che tuttavia (come le altre) continua a operare sui lotti decaduti e lo farà ben oltre il 2017. Sempre nella convinzione che l’intesa restrittiva nella gara per le pulizie non ci sia stata, ancora contando di poterlo dimostrare in Cassazione, dove pende il ricorso. Nel frattempo, però, il colpo di spugna è servito.

“Sono anni che denunciamo l’illegittimità di queste proroghe e anche il presidente dell’Anac Cantone ha scritto al Parlamento per chiedere di bloccare questo scempio. Ma la politica preferisce tenere sotto ricatto le migliaia di lavoratori dei servizi di pulizia nelle scuole con il meccanismo dei rinnovi annuali, piuttosto che farli assumere direttamente dagli istituti e tagliando fuori da questo business le società che hanno commesso illeciti”, affermano i deputati di Alternativa Libera, Marco Baldassarre ed Eleonora Bechis. Per altri versi è del tutto plausibile che gli interessi in gioco vadano ben oltre il rispetto del quadro regolatorio, dei codici e delle leggi. Analogo sistema spartitorio tra gli stessi soggetti potrebbe aver inquinato anche la gara Consip sulla manutenzione degli edifici pubblici da 2,7 miliardi bandita nel 2014, la più ricca d’Europa. Quella di Alfredo Romeo che ha portato al processo Consip per capirci. Stesso schema “a scacchiera” per aggiudicarsi i lotti senza pestarsi i piedi, certificano Anac e Agcm. Tra scuole ed edifici, facendo due conti, si sarebbe realizzato un gigantesco sistema di spartizione da cinque miliardi di euro. Un sistema marcio, dunque, sorretto e mantenuto però anche dalle scelte di governo, a suon di proroghe.