Corsie più strette rispetto a quanto immaginato, Appia Antica ancora transitabile dalle auto private, semplici “bike lane” disegnate sull’asfalto in diversi punti invece di piste protette ad hoc. E poi, tanti progetti collaterali ancora bloccati, che avrebbero potuto davvero avvicinare la Capitale d’Italia a quelle del nord Europa. Il Grab, Grande Raccordo Anulare per le Biciclette di Roma (un tracciato di ben 44 km che tocca alcuni dei punti più suggestivi della città), rischia di essere snaturato e, secondo gli stessi autori del progetto, “declassato”, tra l’altro senza che vi sia nemmeno un risparmio economico. Il tutto si scopre nelle settimane in cui tiene banco l’allarme smog, con Greenpeace che lancia l’allarme per la salute dei bambini per la concentrazione di polveri sottili davanti alle scuole, e con buona pace di chi sperava di trovare un alleato nell’uso della bici come alternativa all’auto. Non vuol sentir parlare di “ridimensionamento”  l’assessorato capitolino guidato da Linda Meleo, ma questo sembra emergere sia dalle dettagliate osservazioni prodotte dai proponenti, sia confrontando lo studio preliminare realizzato da Roma Capitale con il progetto presentato (e accolto) nel 2015 al Ministero Infrastrutture e Trasporti da VeloLove, Legambiente, Touring Club Italiano, Rete Mobilità Nuova, Vivilitalia, Open City Roma, Parco Regionale dell’Appia Antica, Ente Roma Natura, Free Wheels Onlus, piano B architetti associati e Teamdev. Attualmente, Roma Servizi per la Mobilità (Rsm) – l’agenzia capitolina che si occupa della programmazione in materia di trasporti – sta ancora realizzando lo studio di fattibilità, che andrà consegnato in Campidoglio entro fine anno, dunque in teoria ci sarebbe ancora la possibilità per migliorare il preliminare, già realizzato dal dirigente di Rsm, Alessandro Fuschiotto. “Fra l’altro – attacca Alberto Fiorillo, coordinatore del progetto Grab per Legambiente, contattato da Ilfattoquotidiano.it – l’attuale progetto del Comune di Roma porta una diminutio sostanziale dell’opera, ma non dei costi”, stimati dall’agenzia capitolina in 14,7 milioni di euro, che il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, si è già impegnato a coprire per intero (opere collaterali a parte).

ACCESSIBILITA’ E SICUREZZA – Due temi molto cari alle associazioni ciclo-ambientaliste sono quelli dell’accessibilità da parte dei diversamente abili e della sicurezza stradale. Nello studio capitolino si parla della larghezza della carreggiata “fino a 3 metri” soltanto per i tratti che attraverso le aree verdi, mentre per i proponenti “questa dovrebbe essere sempre di 3,50 metri, anche fuori dai parchi, per permettere l’utilizzo delle handbike e simili da parte dei disabili e consentire a genitori e figli di marciare affiancati in entrambi i sensi di marcia”. “I sopralluoghi da noi effettuati – si legge nelle osservazioni – con l’associazione Free Wheels Onlus hanno mostrato che anche le caratteristiche strutturali dei percorsi esistenti presentano eccessivi ostacoli e barriere”. Non è tutto. Nello studio preliminare di Roma Capitale si parla genericamente di “ricondurre il tracciato della ciclovia a quattro tipologie”, individuando tra queste tipologie “il corridoio urbano, ciclovia protetta lungo la sede stradale, in particolare lungo i tessuti urbani del settore orientale dell’anello”; al contrario, il progetto originario segnalava ad esempio “la necessità di realizzare piattaforme rialzate per le auto in corrispondenza delle circa 80 intersezioni del Grab con strade a viabilità ordinaria e che il tracciato ciclabile sia sempre in sede protetta ovunque il percorso si snoda in aree aperte al traffico motorizzato”.

COLOSSEO E “MIGLIO DELLE ARTI” – Ci sono, in particolare, alcune strade inserite nel Grab su cui le aspettative erano diverse. Rispetto a via di San Gregorio (strada che collega il Circo Massimo al Colosseo), ad esempio, nel preliminare di Roma Capitale si legge di una “riconfigurazione spaziale e funzionale dell’asse stradale di via di San Gregorio, sottraendo spazi importanti alla circolazione dei veicoli privati”, mentre il progetto originario “la destinazione alla mobilità ciclopedonale di una delle due semi carreggiate, quella lato Palatino”. Stessa cosa in quello noto come “miglio delle arti”, dall’Auditorium Parco della Musica fino al cosiddetto Ponte della Musica, dove il progetto GRAB infatti non prevede “un intervento esclusivo nel tratto di strada prospicente il Maxxi”, come esplicita Roma Capitale, ma la “realizzazione di un asse che ricuce e trasforma in sistema il miglio delle arti (Auditorium della Musica-Maxxi-Ponte della Musica e, al di là del Tevere, Foro Italico e Stadio Olimpico)”.

APPIA ANTICA – Uno degli argomenti più controversi è la pedonalizzazione dell’Appia Antica, anche nel primo tratto più centrale, attualmente transitabile da Porta San Sebastiano fino ad oltre le Catacombe di San Sebastiano. Se ne parla ormai da decenni, ma le opposizioni dei comitati dei (facoltosi) residenti e altri interessi di sorta hanno sempre fatto naufragare qualsiasi buona intenzione. In astratto, anche la Giunta guidata da Virginia Raggi sarebbe favorevole alla pedonalizzazione, ma nel preliminare Grab – di cui la Regina Viarum è parte integrante e sostanziale – non è nemmeno menzionata, tanto che i proponenti ora parlano di un “macroscopico passo indietro rispetto alla direzione presa nel 2015 (con Ignazio Marino sindaco, ndr) dal Campidoglio sulla base delle indicazioni Mit e del nostro studio di fattibilità”. “Temiamo – ci spiega Fiorillo – che il percorso dell’Appia Antica si riduca a una bike-lane, una striscia bianca disegnata sui sampietrini, anche perche’ qualsiasi intervento sulla sede stradale in quel punto è impossibile”.

LA DISPUTA SULLE CICLOSTAZIONI – Un percorso ciclabile che si rispetti necessita di ciclo stazioni (o più propriamente “velo stazioni”) diffuse e limitrofe ai nodi di scambio con i mezzi pubblici. Lo studio preliminare di Roma Capitale conferma questo fabbisogno, evidenziato nello studio di fattibilità originale, tuttavia vengono individuate 4 stazioni rispetto alle 9 auspicate. E poi c’è un tema relativo ai finanziamenti. “In Campidoglio – afferma il coordinatore Grab di Legambiente – sono convinti che queste opere possano essere finanziate dal Ministero Trasporti, ma noi abbiamo già avvertito che, essendo servizi collaterali, dovranno essere pagate con fondi del Comune di Roma”.

GLI ALTRI PROGETTI – Per anni, nella Capitale, le “contingenze” burocratico-amministrative hanno bloccato sul nascere decine (forse centinaia) di progetti, a volte già finanziati, che avrebbero potuto migliorare la vita dei cittadini. Alcune di queste opere, sebbene non comprese nel Grab, potrebbero migliorarlo se solo si riuscisse a sbloccare gli incagli burocratici o con un minimo di volontà politica. E’ il caso della pista ciclabile Serenissima-Collatino-Togliatti, ipotizzata nel 2004 in seno ai lavori per l’Alta Velocità, una specie di “Central Park di Roma” che non ha mai visto luce. Oppure la cosiddetta “area 30” del Quadraro Vecchio, storico quartiere popolare in zona Tuscolana, per la quale “basterebbe accedere ai fondi del Ministero Ambiente”, come spiega anche Legambiente. Quindi il ponte ciclopedonale di Conca d’Oro – parco dell’Aniene – e, soprattutto, la pedonalizzazione di Via Giulia, storica strada nel centro storico di Roma, dove non è arrivata ne’ la chiusura ne’ tantomeno il parcheggio sotterraneo. “Per non parlare delle 1.000 ipotesi di riprogettazione del Lungotevere”, aggiunge Fiorillo.

I PROSSIMI PASSI – I proponenti e l’assessora capitolina Linda Meleo hanno già avuto modo di scontrarsi su questi punti. “Sono sorpresa delle affermazioni delle associazioni sul Grab – ha affermato Meleo – definire “declassato” il percorso della futura ciclovia romana è ingiusto e, soprattutto, non rispondente al vero. È la precisa, chiara, cristallina ed evidente volontà di Roma utilizzare al meglio i fondi messi a disposizione del Governo per offrire quest’opera unica nel suo genere ai cittadini di oggi e di domani. Non sono certo i presupposti migliori per poter lavorare in armonia sul progetto Grab”. Il 16 settembre scorso è stato firmato il protocollo d’intesa fra il Mit e il Comune di Roma, che nel frattempo ha provveduto a stanziare i primissimi 145mila euro per la realizzazione del progetto. Come detto, il progetto esecutivo sarà presentato da Rsm all’assessorato entro fine 2017, poi bisognerà consegnare tutto al Ministero per il finanziamento pressoché totale dell’opera.