Un testa a testa all’ultimo voto. La poltrona più alta di palazzo d’Orleans non è mai stata così in bilico quando mancano 16 giorni alle elezioni regionali siciliane del prossimo 5 novembre. Se si votasse oggi il candidato governatore del centrodestra, Nello Musumeci, vincerebbe con il 36% staccando Giancarlo Cancelleri del Movimento 5 Stelle per un solo punto percentuale. Lo rivela il sondaggio di Demopolis, diffuso nell’ultimo giorno utile prima del silenzio imposto per legge. Situazione simile per la rilevazione compiuta da Demos&Pi per Repubblica: Musumeci vincerebbe col 35,5 % mentre Cancelleri prenderebbe il 33,2. 

Un vero e proprio testa a testa quindi tra centrodestra e Movimento 5 Stelle visto che entrambi i candidati governatore possono contare, entrambi, su un bacino potenziale del 42%: sono elettori siciliani che – interrogati da Demopolis – prendono in considerazioni più opzioni e che non escludono oggi di poterli votare il 5 novembre. “Quella scattata oggi rappresenta una fotografia destinata a mutare nelle ultime 2 decisive settimane di campagna elettorale. Gli umori e la motivazione al voto dei siciliani, così come la conquista degli indecisi e dei potenziali astensionisti, potranno incidere in modo determinante sull’esito del voto del 5 novembre”, dice il direttore di Demopolis Pietro Vento.  

Per entrambi gli istituti, tra l’altro, appare molto complessa la sfida elettorale del candidato del centrosinistra, Fabrizio Micari, su cui pesa non solo la divisione con l’area di Sinistra guidata da Claudio Fava, ma anche e soprattutto l’eredità del governo di Rosario Crocetta. Secondo Demopolis Micari otterrebbe oggi il 21%, con un potenziale stimato al 27. Fava, invece sarebbe al 7%, con un potenziale del 15%. Per Demos&Pi, invece, il candidato del Pd e Alfano sarebbe addirittura al 15,7%, mentre l’aspirante governatore dei bersaniani si spingerebbe fino al 13,8%. Numeri contestati dal rettore: “Un sondaggio che non tiene conto delle liste dei candidati non serve a nulla, se non a drogare il sistema – dice Micari – Questi sondaggi non sono coerenti col meccanismo di voto in Sicilia, legato alle forze locali”. 

Anche per la rilevazione commissionata da Repubblica a pesare sullo scarso rendimento di Micari è il governo uscente: il 41% degli intervistati, infatti, considera l’esperienza Crocetta come molto negativa, il 37% come abbastanza negativa mentre ben il 76% dà un voto inferiore a 5 (in una scala da uno a dieci) al presidente della Regione uscente. Interessante, poi, che Fava sia uno dei candidati governatore col gradimento maggiore: il 35% delle persone sentite gli dà un voto da 6 a 10, mentre il 53% esprime una valutazione insufficiente su Musumeci. Demos&Pi misura anche il gradimento dei leader nazionali: dopo vent’anni i siciliani premiano ancora Silvio Berlusconi col 38%. Appaiati Beppe Grillo e Matteo Salvini al 33%, mentre Matteo Renzi è quarto col 31.

Demopolis, invece, segnala che apoco più di 2 settimane dal voto, la fiducia dei siciliani nell’istituzione “Regione” crolla dal 33% del 2006 al 12%: è un dato basso di quasi 20 punti rispetto alla media nazionale e che pesa in modo significativo sull’affluenza alle urne nell’Isola. Se si votassse domani, infatti, non andrebbe alle urne il 52% degli aventi diritto, circa 2 milioni e 400mila siciliani: un’astensione molto alta, in parte recuperabile, che aumenta l’incertezza sull’esito della competizione del 5 novembre. Tra quelli che invece quanti immaginano di andare ai seggi, soltanto il 61% ha già un orientamento preciso, il 16% esprime un’intenzione di voto, ammettendo però che potrebbe cambiare idea. Il 23%, quasi un quarto degli elettori siciliani, è ancora del tutto indeciso sulla scelta da compiere.