Il generale Ahmed al-Asiri, in un’intervista alla Cnn andata in onda l’11 gennaio, aveva smentito che la coalizione a guida saudita che dallo scorso marzo bombarda lo Yemen avesse usato, qualche giorno prima, bombe a grappolo durante un attacco contro la capitale Sana’a. “Le abbiamo usate una volta sola, nell’aprile 2015, e contro un obiettivo militare nella provincia di Hajjah”, aveva detto. Le prove raccolte da Amnesty International smentiscono il generale al-Asiri. Del resto, è la stessa persona che l’anno scorso ad aprile aveva detto che la campagna di bombardamenti aerei era finita.

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All’alba del 6 gennaio la coalizione a guida saudita ha attaccato il quartiere di Mu’eem, nella parte occidentale di Sana’a. Risultato: un ragazzo di 16 anni ucciso, altri sei civili feriti, 23 abitazioni danneggiate e 20 automobili andate a fuoco.

Resti delle strutture contenenti le sub-munizioni (o “bombette”) sono stati ritrovati nei pressi dell’Università di Sana’a e nel quartiere di al-Rabat. La distanza tra i due luoghi, circa 900 metri, fa sospettare che sia stata sganciata più di una bomba. La maggior parte è esplosa all’impatto ma altre, inesplose, sono state ritrovate in tutto il quartiere di Mu’eem e otto persino ad al-Sonainah, a due chilometri di distanza.

I testimoni ascoltati da Amnesty International hanno riferito di una grande esplosione, seguita dopo un minuto da una serie di esplosioni più piccole: esattamente il risultato prodotto dalle bombe a grappolo.

Il generale al-Asiri potrà rivedere la sua versione. Magari ammetterà l’uso delle bombe a grappolo ma preciserà che l’obiettivo dell’attacco del 6 gennaio era di tipo militare. Il punto è che, obiettivo militare o civile che sia, le bombe a grappolo sono vietate categoricamente dalla Convenzione del 2008, ratificata da quasi 100 paesi.

Non l’hanno ratificata però né lo Yemen, né l’Arabia Saudita, né gli Usa.

E proprio dagli Usa proviene la bomba a grappolo che ha colpito Sana’a il 6 gennaio: esattamente una CBU-58, prodotta – come si legge sulle parti rinvenute a Mu’eem –  nel 1978 dalla Milan Army Ammunition Plant dello stato del Tennessee. Le sub-munizioni sono sempre made in Usa, le BLU-63. Ogni CBU-58 contiene 650 BLU-63. Tra il 1970 e il 1995, gli Usa hanno inviato all’Arabia Saudita 1000 CBU-58. Ancora perfettamente funzionanti.

Ps: Intanto, un nuovo carico di bombe made in Italy è partito nei giorni scorsi dalla Sardegna. Destinazione sempre la solita.