di Tito Borsa

Charlie Hebdo la tocca piano, come sempre: parlando dell’uragano Harvey, Stati Uniti, il settimanale francese mostra delle braccia tese a fare il saluto nazista che vengono sommerse dall’acqua. La didascalia non lascia spazio a diverse interpretazioni: “Dio esiste: ha annegato tutti i nazisti del Texas”. E stiamo parlando di un disastro che ha causato la morte oltre 40 persone.

A un anno dal terremoto ad Amatrice, gli italiani hanno però scoperto che cos’è la libertà d’espressione e improvvisamente sono diventati tutti liberali: se nel 2016 ci si indignava per la vignetta del settimanale francese sul sisma, oggi invece si critica il deputato fittiano Massimo Corsaro che commenta la copertina affermando: “L’Isis deve tornare in redazione – a Parigi – e finire il lavoro”, riferendosi all’attentato del 7 gennaio 2015 e alle sue 12 vittime.

È incontenibile la felicità di chi scrive: finalmente siamo stati contagiati dalla libertà – quella vera – d’espressione, finalmente nessuno spera in un tribunale della stampa, finalmente siamo dei cittadini moderni. Il dubbio però rimane: e se invece gli italiani si indignassero solo quando qualcuno tocca il loro dolore per le tragedie nostrane? Qualche eccezione c’è, ma la massa si concentra più sul presunto fascismo di Corsaro – che lo mette a prescindere dalla parte del torto – piuttosto che sulla questione fondamentale della libertà di scrivere quello che si vuole. Ben pochi hanno parlato, per riportare i commenti meno volgari e offensivi, di “satira di cattivissimo gusto”, come invece sostenevano essere quella riferita al terremoto del Centro Italia dell’anno scorso. La (triste) verità è che rimaniamo sempre i soliti egocentrici: evviva Charlie Hebdo, evviva la libertà d’espressione, basta che attacchino nazisti e fascisti e che non tocchino noi italiani.

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