“Quello che è successo non è colpa nostra”. I rifugiati sgomberati dal palazzo di via Curtatone rispediscono al mittente tutte le accuse nel corso di una conferenza stampa organizzata per strada, a due passi da quella stessa piazza Indipendenza dove ieri la polizia è intervenuta per due volte per disperdere gli sgomberati con gli idranti.

Il bilancio della giornata di ieri vede quattro arresti – uno dei quali davanti alle telecamere de La7 – e quattro donne rifugiate in ospedale per le ferite riportate. Negano il lancio di oggetti. E sulla bombola a gas lanciata dalla finestra dicono sottovoce: Era una, ovviamente non era accesa e non è certo stata lanciata dal decimo piano ma dal primo: il palazzo non ha dieci piani”.

Ora sperano nel Vaticano. Sulle sistemazioni alternative offerte dal Comune di Roma spiegano: “Si tratta di soluzioni temporanee. Trovarci in queste stesse condizioni tra pochi mesi non è possibile. E comunque la proposta è quella di separare i nuclei famigliari. Noi vogliamo solo difendere i nostri diritti. Ce ne vogliamo andare dalla vostra terra. Toglieteci le impronte e lo faremo”.

Dopo i disordini e gli sgomberi di ieri, alcuni rifugiati hanno passato la notte a piazza Maslax, vicino alla stazione Tiburtina, presso il presidio Baobab Experience dove vengono ospitati i migranti transitanti della Capitale. “Abbiamo dormito sull’asfalto perché non c’erano abbastanza tende disponibili”, raccontano i pochi che stamattina sono ancora qui. Gli altri – i rifugiati dicono che erano in totale un centinaio – hanno lasciato il presidio intorno alle otto.

“Il Baobab ha ospitato una sessantina di persone stanotte”, spiegano dal presidio Roberto Viviani e Sonia Manzi. “Il municipio, quando ci ha prospettato questa soluzione, ci aveva detto che c’erano i bagni e le docce. Invece abbiamo dormito sull’asfalto“, dicono i rifugiati.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Sgomberi a Roma, per le scuse altri 15 anni. Come per la Diaz

prev
Articolo Successivo

Napoli, morì in stazione Centrale: per gli operatori del 118 non c’erano ambulanze. Ma inchiesta li smentisce: ‘Ce n’erano 2’

next