L’era dell’arruolamento dei transgender nell’esercito americano può attendere. Donald Trump ha annunciato lo stop all’apertura decisa dal suo predecessore Barack Obama a fine luglio 2016 e già posticipata dal Pentagono poche settimane fa.

“Dopo essermi consultato con i miei generali e gli esperti militari, siete avvisati che il governo degli Stati Uniti non accetterà o permetterà agli individui transgender – ha scritto l’inquilino della Casa Bianca su Twitter – di servire in alcuna unità la potenza militare statunitense”. Secondo Trump, i militari americani “devono concentrarsi su una vittoria decisiva e schiacciante e non possono essere caricati con costi medici e disagi che i transgender avrebbero sulle truppe”.

La misura era stata caldeggiata dal segretario alla difesa di Obama, Ash Carter, che nel giro di poche settimane – esattamente un anno fa – aveva aperto alle donne soldato impegnate al fronte e ai transgender nelle forze armate. Entrambi i provvedimenti rientravano nel piano, voluto da Obama nel 2010, di revisione del “Don’t ask don’t tell”, una regola che prevedeva la radiazione per i militari che si dichiaravano omosessuali.

A inizio luglio, Dana White, portavoce del Pentagono, aveva annunciato che il segretario alla Difesa Jim Mattis aveva firmato il rinvio dell’entrata in vigore. Nella comunicazione inviata ai capi di Stato Maggiore, si spiegava il timore che il maggior numero di transgender nell’esercito potrebbe minare la velocità di reazione delle truppe sul campo.

 

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