Televisione

Eurovision Song Contest 2017, dagli attriti tra Kiev e la Russia al super favorito Francesco Gabbani

La vittoria di Occidntali's Karma è data a quote che vanno da 1,61 a 1,79, mentre il Portogallo, il concorrente più ostico, si aggira attorno a 5. Ieri sera le prime dieci nazioni si sono qualificate per la finalissima di sabato

di Domenico Naso

È partita martedì sera, con la prima semifinale, la sessantaduesima edizione dell’Eurovision Song Contest, quello che per gli italiani è sempre stato (erroneamente) l’Eurofestival, la sfida tra 42 nazioni che ogni anno raccoglie duecento milioni di telespettatori in giro per il mondo. A ospitare l’edizione 2017 è Kiev, visto che lo scorso anno, in Svezia, a trionfare è stata “1944” la canzone ucraina (e anti-russa) di Jamala.

Per l’Italia, in terra ucraina c’è Francesco Gabbani con la sua Occidentali’s Karma, che dopo aver vinto il Festival di Sanremo è anche la canzone superfavorita dai bookmakers di tutta Europa. Basti pensare che la vittoria di Gabbani è data a quote che vanno da 1,61 a 1,79, mentre il Portogallo, il concorrente più ostico, si aggira attorno a 5.  Ieri sera, dunque, le prime dieci nazioni si sono qualificate per la finalissima di sabato. Altre dieci si aggiungeranno nella semifinale di giovedì, a comporre la griglia delle 26 finaliste del 13 maggio, visto che le Big Five (Italia, Spagna, Francia, Germania, Regno Unito) e l’ospitante Ucraina, sono qualificate di diritto.

A staccare il biglietto per sabato sono state Svezia, Australia (chiaramente nazione non europea ma ormai da qualche anno ufficialmente in gara), Belgio, Azerbaigian, Portogallo, Grecia, Polonia, Moldavia, Cipro e Armenia. Portogallo a parte, potrebbero infastidire Gabbani anche Svezia (con il belloccio Robin Bengtsson), Moldavia e Belgio.  Ma il carrozzone Eurovision Song Contest non è solo musica (nemmeno di altissimo livello, a dirla tutta). C’è tanta, persino troppa politica nelle dinamiche che si sviluppano tra tensioni e votazioni di favore tra vicini. Con la manifestazione che è approdata in Ucraina, non potevano mancare gli attriti con la Russia, che infatti non prende parte a questa edizione. La cantante prescelta era Julija Samojlova, che avrebbe dovuto cantare “Flame is burning”. Peccato, però, che le autorità ucraine abbiano deciso, il 22 marzo scorso, di vietare l’ingresso nel paese alla Samojlova per i prossimi tre anni, poiché si è recata in Crimea (al centro di un infuocato conflitto tra Mosca e Kiev) per un concerto. Una gatta da pelare non di poco conto per l’EBU, il consorzio delle tv pubbliche europee che organizza l’evento, visto che si ripete spesso e volentieri la volontà di tenere l’Eurovision Song Contest fuori da eventuali dissidi politici tra i Paesi partecipanti. “Va contro lo spirito del concorso – ha commentato allora il grande capo di EBU Jon Ola Sand – ma dobbiamo attenerci alle regole e alle leggi del Paese organizzatore”. Si era provato un goffo compromesso, proponendo ai russi l’esibizione in collegamento da Mosca della cantante, ma sia la rete russa Channel One che le autorità ucraine hanno rifiutato il compromesso, decretando l’esclusione della Russia da questa edizione (che per questioni di principio non ha voluto sostituire la Samojlova).

Già da qualche anno, peraltro, i malcapitati concorrenti russi venivano puntualmente fischiati dal pubblico presente, soprattutto per le prese di posizione anti-gay di Putin, considerando soprattutto che il pubblico dell’Eurovision Song Contest è a forte connotazione rainbow. Non sono solo canzonette, dunque, soprattutto nell’Europa nervosa e cupa di questi tempi. E persino il solito alto tasso di trash è sembrano calare sensibilmente in questa edizione. Proposte musicali più crepuscolari e esibizioni più dark che forse riflettono i tempi incerti che il Vecchio Continente si trova ad attraversare. E dall’Italia, forse, che arriva la canzone più allegra. E nell’edizione dell’introspezione, potrebbe essere un’arma in più da utilizzare per conquistare il pubblico di un evento che ha nell’eccesso pop-trash uno dei suoi tratti caratteristici.

 

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