Il sogno (infranto) di gioventù
Marco D’Andrea, 42 anni, avvocato

Marco D’andrea si considera fortunato: “Io non ho soltanto un lavoro, ma ne ho uno che mi diverte” afferma il quarantaduenne laureato in Legge di Napoli che da sette anni lavora nell’area legale di una grande azienda attiva nel gioco d’azzardo. Dopo la laurea ha fatto il praticantato di rito ma dopo non ha trovato che lavori a tempo determinato e all’età di 33 anni si è trasferito a Milano a cercare miglior fortuna.

Fino ad allora aveva abitato a casa dei genitori, quindi il trovarsi nella capitale economica d’Italia gli ha permesso di godere di una libertà sconosciuta prima di allora, e dopo poco alcuni mesi di ricerca ha trovato un impiego presso la sede centrale dell’azienda presso la quale lavora ancora oggi. Ma poco dopo essersi ambientato nella nuova realtà, è stato trasferito nella filiale romana; ciò nonostante il suo motto è: “Chi ha un lavoro deve dire grazie ed essere flessibile”.

Nel frattempo è riuscito ad ambientarsi anche nella capitale e ha fatto carriera, cosa che lo riempie d’orgoglio; nonostante ciò mantiene un profilo basso: “Da bambino i miei genitori mi dicevano sempre: se sarai bravo a scuola, farai strada nella vita”. La realtà è invece molto diversa, sottolinea l’avvocato. Gli anni di duro studio a scuola e all’università gli sono stati utili a trovare un buon lavoro, eppure riesce a permettersi pochissimo.

Duemilanovecento euro al mese è lo stipendio lordo di Marco, di cui più di un terzo va in tasse, un altro terzo per l’affitto e il resto in elettricità, gas, telefono, internet e le spese quotidiane. “All’inizio di ogni mese faccio i conti per vedere cosa mi rimane per le altre spese oltre ai costi fissi”, ci confida. “Nella maggior parte dei casi davvero poco”. Ha un forte interesse per la cultura, eppure ci pensa due volte prima di andare a vedere una mostra o un film e cena fuori al massimo due volte al mese con gli amici. Non possiede auto, al lavoro ci va in scooter e non spende molto in vestiti. A volte riesce anche a mettere da parte un po’ di euro per le ferie o per delle spese extra; risparmiare sul serio è comunque impossibile.

Marco abita in un monolocale con cucina separata; gli piacerebbe avere più spazio per invitare a cena anche gli amici, ma un appartamento più grande è fuori discussione. Il suo partner vive a Berlino e guadagna molto di più di lui, e anche con lui si vergogna della sua modesta abitazione. Il suo sogno sarebbe quello di acquistare una casa di proprietà o potersi permettere un appartamento di maggiori dimensioni e di ammobiliarlo secondo il proprio gusto.

Marco riporta i pareri degli economisti secondo i quali la forbice tra ricchi e poveri starebbe diventando sempre più ampia e che in Italia sarebbe proprio la classe media quella a soffrirne maggiormente. “La qualità della vita è di gran lunga inferiore che nel resto d’Europa” afferma. “Gli italiani non possono semplicemente permettersi quel che per un tedesco o per un francese è invece abbastanza scontato”.

Lo stipendio lordo di Marco è cresciuto notevolmente negli ultimi anni grazie ai progressi di carriera, ma parallelamente sono cresciute anche le tasse […]. “Se pago tante tasse, vorrei almeno avere dei servizi di qualità da parte dello Stato” aggiunge lui. Le strade di Roma sono in cattivo stato, i trasporti pubblici pessimi e il sistema sanitario al collasso, continua Marco. “Paghiamo tasse da francesi e in cambio riceviamo servizi come se fossimo abitanti del Marocco!” […].

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