Benedetta sia la gaffe e chi la commise. Il pasticciaccio brutto del Dolby Theatre, con l’annuncio (sbagliato) dell’Oscar al miglior film a La La Land, poi corretto in corsa con il cast del musical costretto a lasciare spazio ai colleghi di Moonlight. Errore madornale e imperdonabile, per una macchina da guerra come quella degli Academy Awards, ma dal punto di vista dello spettatore televisivo si è trattato di una benedizione, visto che il resto della serata è stato di una noia mortale.

Jimmy Kimmel, diciamocelo, non è stato all’altezza delle attese. Ci si aspettava di più, dal conduttore di uno dei late show più amati della tv americana, che invece è riuscito a far peggio solo della male assortita coppia composta da James Franco e Anne Hathaway, che nel 2010 avevano combinato un mezzo disastro. Uno dei rari momenti davvero riusciti della conduzione di Kimmel è stata l’irruzione di un gruppo di turisti, catapultati direttamente in sala durante un tour di Los Angeles. Selfie con le star del cinema, incredulità sui volti di questi tipici americani della middle class alle prese con i volti più famosi dello starsystem mondiale.

Per il resto, tanta politica, come da copione, anche se persino la protesta anti-Trump è sembrata loffia, spompata, poco convinta. Agli ultimi Golden Globes, giusto per fare un esempio recente, le prese di posizione contro il presidente degli Stati Uniti erano state molto più energiche, appassionate. Televisivamente parlando, la più efficace è stata Viola Davis, con un “acceptance speech” molto emozionale ed emozionato, come è nello stile di questa incredibile protagonista della storia recente del cinema e della tv a stelle e strisce.

Emma Stone, Casey Affleck (emozionato ma non emozionante) e Mahershala Ali, di fatto tre outsider o quasi, sono stati invece più controllati, concedendo molto meno all’istinto. Decisamente diversa, invece, la reazione di Denzel Washington, attore navigatissimo e già vincitore di due statuette, eppure evidentemente deluso dalla sconfitta come miglior attore protagonista. Quando Casey Affleck è andato sul palco a ritirare l’Oscar, il primo pensiero è stato proprio per l’attore afroamericano, che è rimasto impassibile e palesemente seccato.

In una serata così così, noiosa a dir poco, per nulla aiutata dalla verve di Kimmel, il plot twist è arrivato all’ultimo secondo, grazie a due monumenti come Warren Beatty e Faye Dunaway. L’errore ha regalato un piccolo brivido a milioni e milioni di spettatori anestetizzati, un sussulto di interesse dopo quattro ore di piattume. Pessima annata, per il premio più famoso al mondo. Televisivamente, organizzativamente e soprattutto dal punto di vista della conduzione. Il prossimo anno forse è il caso di rispolverare una sempreverde Ellen Degeneres o sfruttare il multiforme ingegno di Neil Patrick Harris, sperando di poter contare su uno show divertente e non su una ulteriore figura barbina dell’organizzazione. Ci sono poche certezze, nella vita dell’appassionato di showbiz globale. Una di queste è la cerimonia degli Oscar, solitamente noiosa ma almeno condita da una resa televisiva da standing ovation. Se crolla anche questo caposaldo del panem et circenses occidentale, non ci resta che Trump, per provare a ridere un po’.

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