“Io credo che dopo 25 anni sarebbe importante riflettere e fare un processo, perché è stato fermato Mani Pulite“. Così Antonio Di Pietro, ex magistrato del pool del tribunale di Milano, ospite a Otto e mezzo su La7, inizia il suo J’accuse contro quelle forze esterne che hanno impedito il proseguimento delle indagini in cui furono coinvolti politici e gruppi economici della prima repubblica. Di Pietro legge alcuni passaggi di una relazione del Copasir che evidenzia il tentativo di delegittimazione dell’azione del pool di Mani Pulite: “Le stesse persone che abbiamo trovato nell’inchiesta di 25 anni fa, le ritroviamo nell’Expo perché sono stati zitti”. Tesi contestata dal giornalista Stefano Zurlo che accusa Di Pietro di aver creato delle aspettative e di aver abbandonato l’inchiesta perché aveva ambizioni politiche. Risposta immediata dell’ex leader dell’Idv: “Cosa avrei dovuto fare per non creare aspettative, avrei dovuto chiudere gli occhi? Quando hanno scoperto il meccanismo d’indagine, hanno eliminato il reato di falso in bilancio e di concussione per induzione. Tutto questo per fare in modo che i magistrati non potessero indagare”

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Castellammare di Stabia, ex sindaco condannato: soldi pubblici al testimone di nozze

prev
Articolo Successivo

Mose, Mantovani e le altre società inquisite diffidano i commissari: “Ridateci gli appalti pattuiti”. Senza gara

next