“Dobbiamo prendere sulle spalle i loro racconti, le loro inchieste, le loro denunce e portarle avanti”, parole di Claudio Fava, giornalista, scrittore, vice presidente della commissione antimafia, pronunciate a Catania, il 5 gennaio, nel giorno del 33 anniversario dell’assassinio del padre, Pippo, fondatore e direttore de I Siciliani. Il suo invito era rivolto ad una platea di giornalisti ed è un  concretissimo appello a non lasciare mai soli i cronisti minacciati, soprattutto quando si tratta di ragazze e di ragazzi che spesso non godono neppure dei più elementari riconoscimenti professionali.

Il modo migliore per aiutarli, questo l’appello di Claudio Fava, non è solo o soltanto quello di solidarizzare ma anche e soprattutto quello di riprendere le loro denunce, di illuminare i territori oscurati, di approfondire e “caricarsi sulle spalle” le loro inchieste, a partire da quelle che sono finite nel mirino dei loro aggressori.
La scorta mediatica, in molti casi, potrebbe rivelarsi persino più utile della scorta armata.

Sono queste le ragioni che hanno spinto la Federazione della stampa, l’Ordine dei giornalisti, e le associazioni che hanno a cuore l’Articolo 21 della Costituzione, a chiedere la costituzione parte civile nel processo che vedrà in aula la cronista Federica Angeli e i presunti autori delle minacce contro di lei, dopo la sua inchiesta sulla mafia ad Ostia, e che l’hanno costretta, da oltre 1200 giorni, a vivere “sotto scorta”. Vogliamo essere in quell’aula per solidarizzare con Federica e per riaffermare non solo i diritti del cronista a svolgere il suo mestiere, ma anche il diritto di ogni cittadino ad essere informato senza censure o bavagli di qualsiasi natura e colore.

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