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Il tempo è galantuomo… quando all’indomani delle Europee cercavo con una lettera di far capire a Beppe Grillo (insieme ad amici che, nel Movimento sin dalla sua fondazione, sapevano cosa fosse il M5S e di che pasta fossero fatti Farage e i suoi) che fare gruppo con l’estremista anti-europeista inglese e i suoi compagni (descritto come il migliore dei mondi) era un enorme errore, venimmo ignorati da lui e Casaleggio (quest’ultimo che tanto spingeva verso Farage) e sbeffeggiati dai vari lacchè e yes-man di turno.

Dopo un anno, l’analisi del voto confermava come anche nel voto gli eurodeputati M5S e i loro colleghi di gruppo Ukip/Efdd fossero agli antipodi. Ma neanche ciò bastò a far cessare la strana unione.

Oggi, a distanza di quasi tre anni, ci viene spiegato che avevamo ragione noi, che con Farage era un’unione che non poteva reggere, perché si votava raramente con lui, ma l’onestà intellettuale di riconoscere l’errore e chiedere scusa non c’è. Anzi, si cerca maldestramente di commetterne un altro di errore, quello di unirsi al gruppo dei super liberali dell’Alde (per interesse, forse?). Quando al Parlamento Europeo gli eurodeputati M5S votano quasi sempre insieme a Verdi e Gue/Ngl (Sinistra, quella vera).

A questo punto, visto che la scelta non c’è neanche questa volta e la democrazia diretta dal basso resta un miraggio, mille volte meglio i non iscritti. Sempre che il voto possa essere considerato attendibile (certificatore terzo dove sei?).

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