Si vota ancora sul blog di Beppe Grillo e questa volta per “scegliere se e come dare un futuro al MoVimento 5 Stelle in Europa“. Il leader propone al popolo dei 5 stelle di lasciare il gruppo Efdd all’Europarlamento – quello che include gli euroscettici dell’Ukip di Nigel Farage – per confluire nell’Alde (Alliance of Liberals and Democrats of Europe), “gli unici ad aprire un dialogo con noi”, e che “con la presenza del MoVimento 5 Stelle diventerebbe la terza forza politica al Parlamento europeo“. Il post della votazione – indetta con un preavviso nullo visto che “le consultazioni saranno aperte dalle 10 alle 19 di oggi 8 gennaio e dalle 10 alle 12 di domani” – è accompagnato da una serie di considerazioni del comico, che tracciano una via ben definita. E cioè aderire, se gli iscritti lo confermeranno, al gruppo dei liberali, seppure con regole ben chiare verso il M5s.

Il primo commento dello United Kingdom Independence Party arriva nel primo pomeriggio: “Sia Ukip sia 5 stelle sono liberi di scegliere di rimanere o andarsene da una relazione politica. E’ interessante il fatto che alcuni eurodeputati 5 stelle desiderano fermamente stare nel gruppo Efdd. Comunque auguriamo loro il meglio, qualsiasi cosa facciano”. Poche ore più tardi è lo stesso Nigel Farage a parlare. E a sottolineare uno dei cortocircuiti alla base dell’operazione: “In termini politici sarebbe completamente illogico per i 5 stelle unirsi al gruppo più eurofanatico del Parlamento europeo”, commenta il copresidente del gruppo Efdd, che spiega di avere contattato Beppe Grillo oggi e di essersi “congratulato con lui per le posizioni sempre più dure su euro e immigrazione“. Il ogni caso il supporto 5 Stelle al gruppo Alde “non durerà a lungo”, conclude Farage.

‘Divorzio’ da Ukip a sorpresa per M5s. Le critiche ai liberali – I parlamentari del Movimento, a Bruxelles come a Roma, erano del tutto all’oscuro del cambio di passo: motivo per cui Grillo e Casaleggio domani saranno nella capitale belga. La maggior parte degli eletti M5s non sapeva dell’improvvisa accelerazione, anche se il ‘divorzio’ dall’Ukip era nell’aria ormai da tempo e i tentativi portati avanti con i Verdi a dicembre, e poi falliti, resi noti a tutti. “Io come eurodeputato del M5S non ne sapevo niente e come voi attivisti e non, ho appreso la notizia, con sorpresa e sconcerto, questa mattina – scrive sul suo profilo Fb l’eurodeputato del M5s Marco Zanni -. Il gruppo Efdd non si è sciolto e probabilmente potrà vivere fino alla fine di questa legislatura, nel 2019. Perciò da iscritto, contro il metodo utilizzato, che non ha nulla a che fare con democrazia diretta, e contro un gruppo come l’Alde che rappresenta il liberismo e l’eurismo più sfrenato, ho votato per la permanenza nel gruppo Efdd”. I due punti sottolineati da Zanni, peraltro, sono i principali motivi per cui in molti, tra i 5 Stelle, non vedono di buon occhio un’alleanza con l’Alde. Perché se con l’Ukip svanisce la convergenza, per il deputato ed ex membro del direttorio M5s Carlo Sibilia non va meglio coi liberali. A partire dalla la posizione favorevole dell’Alde nei confronti del Ttip, il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti a cui i 5 Stelle danno battaglia da sempre, in Europa come in Italia.

“Per completezza – scrive Sibilia su Facebook – si segnala che anche l’Alde, il gruppo più europeista e federalista esistente al Parlamento Europeo, ha espresso una posizione unitaria, la quale tuttavia ha considerato i sette punti per l’Europa del M5S come “completamente incompatibili con la loro agenda pro-Europa” definendo il M5S “profondamente anti europeo” e il suo programma “irrealistico e populista”. Non solo: perché il gruppo dei liberaliè anche favorevole alla clausola Isds nel Ttip. E quindi al Ttip stesso. Del resto se si definiscono liberali ci sarà un motivo”. In più l’Alde “ha boicottato tutte le candidature del M5S alla presidenza e alla vicepresidenza di commissioni del parlamento europeo”. Quindi, conclude Sibilia, “decidete se meglio soli (vi ricordo che il parlamento europeo non ha iniziativa legislativa, cioè, per intenderci i deputati non possono proporre leggi) o male accompagnati e un po’ ipocriti”. Seguono Sibilia anche i deputati Mirella Liuzzi, Michele Dell’Orco e Giuseppe Brescia, che con l’hashtag #barradritta rilanciano la loro contrarietà alla confluenza nell’Alde. Interviene sul caso anche la deputata Claudia Mannino, sospesa dal M5S per la vicenda firme false a Palermo: “La nostra memoria corta – scrive – non deve averla vinta in scelte del genere! io preferisco non aderire a nessun gruppo!”. E la via preferita anche dal senatore Nicola Morra non è né quella dell’Alde, né quella dell’Ukip. “Europa od Italia, siamo nati per essere una rivoluzione culturale prima ancora che politica. Se questo comporta un lungo attraversamento del deserto, non ci sono problemi. La solitudine della marcia non ci spaventa!”


La scelta di Grillo – Per Grillo è l’Alde l’aternativa migliore per i suoi eurodeputati perché “il gruppo dei Verdi ha rifiutato la nostra richiesta di confronto” e “ci è stato comunicato che un eventuale ingresso del MoVimento 5 Stelle nel gruppo dei Verdi avrebbe infatti ‘sbilanciato’ gli equilibri del gruppo stesso”. “Abbiamo detto no ad un ingresso del M5S per le posizioni da esso espresse in merito al processo di integrazione europea, alle politiche sull’accoglienza e l’immigrazione, sulle funzioni dei membri del Parlamento europeo in relazione ad una società esterna privata, la Casaleggio associati”, precisa Monica Frassoni, copresidente del Partito Verdi Europei e fondatrice di Green Italia.

Mentre l’Ukip, dopo la vittoria del referendum sulla Brexit, “ha raggiunto il suo obiettivo politico: uscire dall’Unione europea. Quindi rimanere in Efdd, dove allo stesso modo M5s aveva deciso di entrare dopo le Europee sempre dopo una consultazione online, “equivale ad affrontare i prossimi due anni e mezzo senza un obiettivo politico comune, insieme a una delegazione che non avrà interesse a portare a casa risultati concreti”.

A questo si aggiungono “le percentuali di voto condiviso con Ukip e le altre delegazioni minori” che non superano “il 20%” e “un certo disagio rispetto all’utilizzo improprio di capitali delle Fondazioni (a cui noi abbiamo rinunciato e continueremo a rinunciare) da parte di alcuni colleghi di Efdd, in riferimento alle notizie pubblicate e da cui prendiamo le dovute distanze”. Tutti elementi che portano “a ripensare alla natura del gruppo Efdd” anche perché, dopo due anni e mezzo di legislatura, “abbiamo capito che nessun gruppo politico che siede al Parlamento europeo, è caratterizzato da una totale convergenza di vedute tra le varie componenti”. Ma in testa rimangono la Brexit e le sue conseguenze: “Farage ha già abbandonato la leadership del suo partito e gli eurodeputati inglesi abbandoneranno il Parlamento europeo nella prossima legislatura. Fino ad allora, i colleghi inglesi saranno impegnati a valorizzare le scelte che determineranno il futuro politico del Regno Unito”.

Per Grillo “le condizioni politiche alla base dei negoziati con Alde sono molto chiare” e comprendono “condivisione dei valori di democrazia diretta, trasparenza, libertà, onestà”, “totale e indiscutibile autonomia di voto“, “partecipazione dei cittadini nella vita politica delle Istituzioni europee”, “schieramento compatto nelle battaglie comuni come la semplificazione dell’apparato burocratico europeo, la risoluzione dell’emergenza immigrazione con un sistema di ricollocamento permanente, la promozione della green economy e lo sviluppo del settore digitale e tecnologico con maggiori possibilità occupazionali”. E con l’adesione al gruppo dei liberali, continua il post, “il MoVimento 5 Stelle manterrebbe la sua piena autonomia con l’opportunità di dare vita a una nuova identità europea, che chiameremo DDM (Direct Democracy Movement) un progetto ambizioso che apre a un futuro in cui sempre più realtà europee condivideranno il valore della democrazia diretta”. Inoltre “Alde conta 68 eurodeputati e con la presenza del MoVimento 5 Stelle diventerebbe la terza forza politica al Parlamento europeo. Questo significa acquisire un peso specifico di notevole importanza nelle scelte che si prendono. Significa in molti casi rappresentare l’ago della bilancia: con il nostro voto potremo fare la differenza e incidere sul risultato di molte decisioni importanti per contrastare l’establishment europeo. Non rinneghiamo le scelte del passato che ci hanno portato dove siamo oggi. Vogliamo affrontare nuove sfide con maggiore determinazione”.

Al contrario, entrare nel Misto vuol dire “perdere opportunità”. Come ad esempio, “avere diritto di parola durante le sessioni plenarie del Parlamento, essere rappresentati all’interno della Conferenza dei Presidenti, avere la possibilità di seguire l’iter legislativo come autori di regolamenti europei, ottenere fondi da spendere sul territorio, per le numerose attività d’informazione e formazione, rivolte ai cittadini italiani ed europei”. Quindi “rifiutare di appartenere a un gruppo politico significa confluire nel raggruppamento dei Non Iscritti” vuol dire “occupare una poltrona con le mani legate: significa non poter lavorare“.

Chi sono l’Alde e il suo capogruppo – Si tratta di un gruppo di centro, a forte vocazione europeista, che punta sul rafforzamento della pace globale attraverso un crescente ruolo di stabilizzazione del Vecchio continente. Istruzione, diritti, ambiente, autonomie locali e lotta alla burocrazia sono i suoi cavalli di battaglia. In passato ne hanno fatto parte la Margherita, i radicali, l’Idv. E buona parte dello stesso Pd, che Renzi – appena insediato a palazzo Chigi – fece entrare invece nel Pse. A guidare l’Alde è l’ex premier belga Guy Verhofstadt. Sessantatre anni, è attualmente il rappresentante del Parlamento Ue ai negoziati per il Brexit. Parla un buon italiano ed è candidato alla presidenza del Parlamento stesso. Sfiderà per la poltrona che sta lasciando Martin Schulz, giunto a fine mandato, Gianni Pittella per il Pse e Antonio Tajani per il Ppe. Molto critico nei confronti della presidenza russa di Vladimir Putin durante la crisi ucraina, nel maggio 2015 Verhofstadt è stato inserito tra le 89 personalità europee non gradite in Russia.