Lo sconto sul gasolio alla pompa si ferma al 60% del taglio delle accise. Consumatori: “Film già visto, va cambiata la normativa”
A due giorni dal mini taglio delle accise sul gasolio varato dal governo Meloni, il prezzo medio del diesel scende poco. Molto meno dei 17 centesimi attesi. Secondo i dati del ministero delle imprese e del made in Italy, il prezzo medio self sulla rete ordinaria è passato da 2,180 a 2,074 euro al litro, circa 10 centesimi in meno, mentre in autostrada resta a 2,169 euro. Tradotto: a chi fa il pieno oggi arriva poco meno del 60% dello sconto finanziato con soldi pubblici. La differenza vale circa 3 euro su un pieno da 50 litri. Intanto il prezzo della benzina, non scontato, è rimasto invariato a 1,986 euro sulla rete ordinaria e a 2,074 euro in autostrada. Il Mimit ha annunciato che il Garante per la sorveglianza dei prezzi, su indicazione del ministro Adolfo Urso, ha trasmesso alla Guardia di Finanza l’elenco degli impianti che non hanno ancora adeguato i listini allo sconto deciso lunedì, evidenziando le anomalie più rilevanti. Gli esiti saranno poi inviati all’autorità giudiziaria, nell’ambito del nuovo regime di controlli previsto dal “meccanismo antispeculazione” approvato dal governo a marzo.
Le associazioni dei consumatori non si attendano che l’iniziativa abbia grandi effetti. Del resto la norma di marzo si limita a disporre che le compagnie petrolifere comunichino quotidianamente ai gestori i prezzi consigliati, li pubblichino sui propri siti e li trasmettano sia al Garante sui prezzi sia all’Antitrust. E non sono previste multe per chi si discosta dall’andamento reale del prezzo della materia prima: la sanzione, pari allo 0,1% del fatturato giornaliero, scatta solo in caso di violazione dell’obbligo di comunicazione.
“Purtroppo è un film già visto”, commenta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori. Il 21 marzo il ministero aveva diffuso un comunicato quasi identico, annunciando la trasmissione degli elenchi dei distributori all’Antitrust e, nei casi più gravi, alla magistratura. “Peccato che poi non sia successo praticamente nulla, salvo qualche irrisoria sanzione amministrativa“. Per l’Unc va cambiata la normativa sui poteri di intervento dell’Antitrust: l’Autorità, ricorda l’associazione, ha recentemente archiviato uno dei suoi esposti spiegando che non erano emersi elementi sufficienti per ipotizzare intese restrittive della concorrenza o abusi di posizione dominante. In assenza di queste fattispecie, l’Agcm non può sanzionare semplicemente perché i prezzi sono elevati o perché gli operatori trasferiscono con lentezza un taglio delle accise.
Anche Assoutenti chiede un intervento immediato del ministero. L’associazione vuole la convocazione urgente di Mister Prezzi e della Commissione di allerta rapida, perché il mancato trasferimento agli automobilisti dei benefici del taglio si ripete “puntualmente ogni volta che il governo riduce le accise”.
Federconsumatori parla di ritardi “intollerabili” nell’adeguamento dei listini da parte delle compagnie petrolifere e “sovrapprezzi che pesano sulle tasche dei cittadini per oltre 355,14 euro annui”. Secondo l’associazione, “è come se i soldi spesi dallo Stato e reperiti a fatica facendo quadrare i bilanci siano stati completamente assorbiti dalle dinamiche speculative sui prezzi. Si tratta di una situazione paradossale, che richiede controlli e interventi immediati, anche con opportune sanzioni“.
Il governo può ordinare verifiche e contestare eventuali violazioni delle norme sulla trasparenza dei prezzi, ma se non emergono accordi anticoncorrenziali o abusi di posizione dominante gli strumenti dell’Antitrust sono limitati. È proprio questo il nodo richiamato dall’Unione nazionale consumatori, che sostiene come, senza modifiche normative, gli annunci di controlli rischino di produrre effetti modesti sui prezzi praticati alla pompa.