Sei Paesi Ue contro il 21esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia: c’è anche l’Italia. Veto greco sullo stop al trasporto del gas
Sparito Viktor Orbán, non finiscono le difficoltà per l’Unione europea nel processo di approvazione dei vari pacchetti di sanzioni alla Russia. Nessuna presa di posizione ideologica, ma oltre 4 anni di conflitto e 20 pacchetti di ritorsioni hanno colpito duramente anche le economie del Vecchio Continente, tra flussi commerciali congelati, salvo quelli che sono riusciti ad aggirare le imposizioni, e un approvvigionamento energetico che ha richiesto alle cancellerie una corsa contro il tempo per aprire nuovi canali. Così, adesso è un gruppo di sei Paesi, tra cui anche l’Italia, ad essersi opposto alle misure contenute nel 21esimo pacchetto di sanzioni proposto dalla Commissione Ue, secondo quanto scrive il Financial Times: si tratta, oltre a Roma, di Germania, Grecia, Francia, Austria e Portogallo che chiedono, in sostanza, deroghe per le aziende dei loro settori di punta.
‘No’ della Grecia a una nuova stretta sul Gnl russo
“Le capitali dei Ventisette si rifiutano di appoggiare misure che potrebbero danneggiare le loro aziende”, scrive il quotidiano finanziario britannico. Che sentendo un diplomatico britannico aggiunge: “Al tavolo delle trattative, l’imperativo morale ha sempre meno peso”. E, come riferisce anche Politico, il Paese che più si è opposto al pacchetto è la Grecia che chiede, in particolare, “l’autorizzazione a trasportare gas naturale liquefatto russo verso Paesi terzi”.
La Commissione si sta affannando per cercare di arrivare a un compromesso che sblocchi la situazione il governo ellenico, contrario al blocco che penalizzerebbe l’azienda ellenica Dynagas, specializzata nel trasporto marittimo. In particolare, Bruxelles sta tentando di dimostrare che la sanzione danneggerebbe più la Russia che la Grecia, dato che non sarebbe facilmente aggirabile dai trasportatori di energia che cambiano bandiera per evitare il provvedimento Ue. In caso di ostruzionismo, la Commissione potrebbe anche rispolverare la carta più volte usata per convincere l’Ungheria a togliere il proprio veto sui precedenti pacchetti: una deroga che preveda l’esenzione della Grecia dal provvedimento, anche se questa è considerata da Bruxelles un’extrema ratio da evitare fin quando è possibile.
Il Gnl russo che fa (ancora) gola all’Europa
Il problema sollevato dalla Grecia è tutt’altro che secondario o limitato. Secondo i dati diffusi nei giorni scorsi dalla società di analisi Kpler, nella prima metà del 2026 l’Europa ha toccato i massimi delle importazioni di Gnl russo dall’impianto siberiano Yamal, controllato dalla russa Novatek, per un totale di 9,89 milioni di tonnellate, pari a un +18% rispetto all’anno precedente. Queste forniture, secondo una stima della ong Urgewald, sono costate all’Europa ben 6 miliardi di euro in soli 6 mesi, con Francia, Belgio e Spagna che si sono distinti come principali acquirenti con rispettivamente 3,6 milioni, 2,9 milioni e 2,7 milioni di tonnellate di gas importato.
Non solo gas: anche settore ittico e turistico dietro al blocco
Non tutti i Paesi che si sono opposti al 21esimo pacchetto di sanzioni si sono però concentrati solo sul punto del trasporto del gas russo. Il Portogallo e la Germania, ad esempio, hanno sollevato la questione degli acquisti di prodotti ittici della Federazione. Nello specifico, chiedono che venga revocato il divieto di acquisto di pesce russo che penalizza le loro industrie nazionali specializzate nella trasformazione della materia prima. Francia e Italia, invece, temono eccessive ripercussioni sul settore turistico e spingono quindi per l’attenuazione del divieto di rilascio di visti Ue ai soldati russi che hanno prestato servizio durante la guerra. C’è poi l’Austria che, invece, ha chiesto nuovamente di sbloccare i beni russi congelati, per un valore di 2 miliardi di euro, per risarcire la Raiffeisen Bank.