Trenta persone sono rimaste uccise in un attentato dell’Isis ad Al Bab, città a est di Aleppo in mano ai jihadisti, che hanno lanciato un attacco nella città siriana per impedire alle persone di fuggire. La notizia è stata diffusa dall’esercito turco che da settimane, sostenuto dai ribelli siriani, ha posto sotto assedio la località nell’ambito dell’operazione “Scudo dell’Eufrate“, lanciata dalla Turchia quasi quattro mesi fa contro i curdi siriani e i fondamentalisti del sedicente Califfato dal confine con la Siria.

I bombardamenti intensi dell’aviazione turca sulla città contesa di Al Bab stanno facendo salire il numero dei morti fra i civili. Secondo quanto riferito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani i morti sono saliti a 104, tra cui almeno 25 bambini e 13 donne. Da ieri infatti sono stati recuperati i corpi sepolti dalle macerie degli edifici distrutti dai raid. Inoltre, nell’ospedale di Al Bab vi sono alcuni feriti gravi che non possono essere curati per la mancanza di personale medico specializzato, medicine e attrezzature necessarie per realizzare determinate operazioni. Secondo l’Osservatorio si tratta “del maggior massacro” di civili commesso dalla forza aerea turca in territorio siriano “con il pretesto di attaccare organizzazioni terroristiche“.

E proprio oggi l’esercito turco ha inviato 500 soldati delle forze speciali in Siria per accelerare l’offensiva contro lo Stato islamico ad al-Bab. Lo riporta il quotidiano turco Yeni Safak, vicino al governo di Ankara, secondo cui salgono così a circa 1.100 i soldati turchi dispiegati nella zona di al-Bab. L’Esercito libero siriano (Els), che combatte insieme alle truppe turche nel nord della Siria, ha inviato anche circa 1.400 combattenti in più ad al-Bab, spostandoli da Aleppo, dopo che questa città è caduta in mano all’esercito regolare siriano. A spingere il governo di Ankara a impegnarsi per un successo militare ad al-Bab sono state recentemente sia queste morti, sia la diffusione di un video dell’Isis in cui si vedevano due soldati turchi che venivano bruciati vivi.

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