Il mondo FQ

“Jessica Moretti accese le candele e poi fuggì”, dai video la verità sul rogo del Constellation. “Scagionata” Cyane Panine morta nelll’incendio

Le immagini delle 14 telecamere ricostruiscono i minuti chiave: le scintille delle bottiglie incendiano il soffitto fonoassorbente, il fuoco si propaga in meno di due minuti e scatta il panico. La titolare si allontana senza lanciare l’allarme mentre il locale, sovraffollato e senza evacuazione coordinata, diventa una trappola mortale
“Jessica Moretti accese le candele e poi fuggì”, dai video la verità sul rogo del Constellation. “Scagionata” Cyane Panine morta nelll’incendio
Icona dei commenti Commenti

La sequenza iniziale è quella che gli investigatori svizzeri considerano più rilevante. Nei primi secondi – già documentati da filmati entrati nel fascicolo dell’inchiesta – si vede chiaramente come le candele pirotecniche fissate alle bottiglie di champagne entrino in contatto con il soffitto rivestito di materiale fonoassorbente altamente infiammabile. A oltre cento giorni dalla tragedia di Capodanno nel bar Le Constellation di Crans-Montana, le immagini finora rimaste segrete iniziano a restituire una ricostruzione sempre più precisa e drammatica di ciò che accadde in quei minuti decisivi. Non si tratta di un video unico, ma di un sistema integrato di riprese: quattordici telecamere interne e altri dispositivi di sorveglianza che hanno registrato ogni fase, dall’innesco dell’incendio fino al collasso del locale trasformato, quella notte, in una trappola mortale. È un attimo: le scintille toccano la schiuma e il materiale prende fuoco quasi immediatamente, senza che nessuno, almeno all’inizio, si renda conto di quanto sta accadendo. La musica continua, la festa prosegue, e proprio questa inconsapevolezza ritarda ogni reazione.

Secondo la nuova lettura emersa dai video desecretati, a compiere il gesto decisivo non sarebbe stata la cameriera inizialmente indicata, Cyane Panine (morta nel rogo), ma la titolare del locale, Jessica Moretti, che avrebbe acceso personalmente le candele scintillanti sulle bottiglie. Un passaggio che, se confermato in sede processuale, ribalterebbe una delle prime versioni circolate dopo la tragedia. Un elemento di novità rispetto alle testimonianze e anche le dichiarazioni della stessa Moretti che ha sempre “scaricato” sul personale la responsabilità delle fiamme e del fumo che hanno ucciso 41 ragazzi e ragazze e costretto a cure dolorose oltre 100 persone.

I due minuti fatali: dalla fiamma al panico

Il cuore della tragedia si consuma in un arco di tempo brevissimo: meno di due minuti, tra circa l’1.27 e l’1.29. Ma questo era un dato già emerso e confermato, che ora ha trovato un ulteriore riscontro. In questo intervallo, il fuoco si propaga rapidamente lungo il soffitto e si diffonde nel locale sotterraneo. Le immagini mostrano la trasformazione repentina dell’ambiente: da pista da ballo affollata a spazio saturo di fumo, in cui la visibilità si riduce progressivamente fino quasi a zero. La maggior parte delle vittime infatti sono morte soffocate.

Il panico esplode quando ormai è troppo tardi. I presenti – molti dei quali giovanissimi – iniziano a muoversi contemporaneamente verso le uscite, creando una calca che rallenta ulteriormente ogni possibilità di fuga. I video evidenziano anche un elemento centrale per le indagini: l’assenza di una gestione strutturata dell’emergenza. Non emergono, almeno nelle prime fasi, segnali di evacuazione organizzata o tentativi efficaci di spegnere le fiamme. Anche questa una conferma degli accertamenti.

La fuga e il mancato allarme

Uno degli aspetti più controversi riguarda il comportamento della titolare del locale nei momenti immediatamente successivi all’innesco. Secondo quanto riferito dagli avvocati che hanno visionato le immagini, Jessica Moretti sarebbe visibile mentre si allontana rapidamente dalla zona del bar, salendo le scale e cercando di mettersi in salvo. Le testimonianze raccolte attraverso i legali delle famiglie parlano di una fuga concitata, in cui la donna non avrebbe lanciato un allarme tempestivo né coordinato l’evacuazione, contribuendo così al disorientamento generale. In alcune sequenze – secondo questi racconti – si vedrebbe anche la difficoltà dei giovani presenti a comprendere cosa stesse accadendo, proprio per la mancanza di indicazioni chiare. Si tratta di elementi ancora da verificare in sede processuale, ma che stanno assumendo un peso crescente nel dibattito sulle responsabilità. L’indagata, che risponde in concorso con il marito Jacques, ha invece sostenuto davanti agli inquirenti di aver dato l’allarme e di non essere scappata con l’incasso della serata come testimoniato da diversi presenti sopravvissuti.

Il ruolo della cameriera e il ribaltamento della prima versione

Un altro punto chiarito dalle immagini riguarda la posizione di Cyane Panine, la cameriera di 24 anni morta nell’incendio. Nelle fasi iniziali dell’inchiesta, era stata indicata da alcuni come possibile responsabile dell’innesco. I video, invece, suggeriscono una dinamica diversa: la giovane appare coinvolta nel servizio delle bottiglie con candele, ma non sarebbe lei ad aver acceso il fuoco. Un elemento che, secondo i legali, restituisce dignità alla sua memoria e corregge una ricostruzione iniziale rivelatasi imprecisa. La famiglia della ragazza aveva respinto al mittente e le illazioni di Moretti sul ruolo della 24enne.

La trappola: fumo, calca e vie di fuga

Man mano che il fumo invade il locale, la situazione diventa ingestibile. Le immagini mostrano persone che cercano di orientarsi in condizioni di visibilità minima, mentre la densità del fumo – causa principale dei decessi – aumenta rapidamente. Tra gli elementi sotto esame c’è anche la struttura del locale: la posizione delle uscite, la presenza di ostacoli e la gestione degli accessi. Alcuni dettagli, come porte difficilmente accessibili o percorsi non immediatamente visibili, potrebbero aver contribuito a rallentare la fuga. I video non sono pubblici: la magistratura svizzera ha stabilito un protocollo rigoroso. Possono essere visionati solo da avvocati e parti processuali, in ambienti controllati, senza possibilità di copia. Ogni legale può seguire, nelle sequenze, il percorso della vittima che rappresenta, ricostruendone gli ultimi movimenti.

Una modalità definita “selettiva”, pensata per bilanciare esigenze investigative e tutela delle famiglie. Non tutte hanno scelto di vedere. Alcune preferiscono affidarsi ai racconti degli avvocati, altre cercano nelle immagini risposte alle domande rimaste aperte per mesi. Ma è proprio la compressione temporale degli eventi – pochi minuti tra festa e tragedia – a rendere questo caso particolarmente rilevante anche sul piano investigativo. Le immagini, pur non risolvendo ogni interrogativo, stanno ridefinendo la sequenza dei fatti e, soprattutto, le possibili responsabilità. Dall’innesco accidentale – o quantomeno imprudente – alla gestione dell’emergenza, fino alle condizioni strutturali del locale: ogni elemento è ora sottoposto a una verifica più precisa, basata su ciò che le telecamere hanno registrato.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione