L’inchiesta sulle firme false depositate dal Movimento 5 Stelle alle comunali di Palermo di quattro anni fa ha già portato all’autosospensione di due deputati pentastellati dell’Assemblea regionale siciliana, Claudia La Rocca (che ha collaborato con la Procura) e Giorgio Ciaccio. Almeno otto sono gli indagati per falso. Coinvolti nel caso anche i deputati nazionali Riccardo Nuti (che era il candidato sindaco) e Claudia Mannino, ancora al loro posto, in attesa di ricevere un atto formale. “Non si sono ancora autosospesi? Dovreste chiedere a loro, sono loro che dovrebbero farlo”, replica ai microfoni del fattoquodiano.it un altro esponente siciliano del M5S, il deputato Alessio Villarosa, a margine di un sit-in organizzato di fronte alla Banca d’Italia dalle “Vittime del salva-banche”. Intanto nell’inchiesta sono emersi nuovi particolari. Alcune firme depositate dal M5S Palermo potrebbero essere state raccolte per altre questioni, come in occasione del referendum sull’acqua del 2011. E poi utilizzate per la lista pentastellata in municipio. Il dubbio di essere stato “raggirato” lo ha anche Fabio Trizzino, marito di Lucia Borsellino, figlia del magistrato assassinato in via D’Amelio il 19 luglio 1992. “Ricordo di essere stato avvicinato da un attivista, poi diventato parlamentare, cioè Riccardo Nuti, che mi chiese di sostenere la tornata. Difficilmente avrei firmato per la loro lista alle comunali”, ha spiegato Trizzino. Ora pronto a costituirsi parte civile, se si arriverà a processo, “perché l’usurpazione di una firma è una cosa gravissima”. Interpellato in merito, il deputato Villarosa si è difeso: “Il caso sta esplodendo? Non voglio sminuire, chi ha sbagliato deve pagare. Ma il caso monta perché la stampa ne parla in ogni occasione. Ci sono tantissimi casi simili anche negli altri partiti, denunciati anche da voi del Fatto. E l’autosospensione per una semplice indagine non è una risposta data da tutti i partiti. Noi stiamo mandando messaggi positivi”

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