Disastro centrodestra ad Agrigento, diviso e colpito dalla valanga del voto disgiunto. Ballottaggio con il candidato del centrosinistra (che sfiora il colpaccio)
Il colpo del KO è stato evitato per un soffio. Per soli 260 voti il candidato del campo progressista, Michele Sodano, non riesce nell’impresa di essere eletto sindaco di Agrigento al primo turno. Il dramma nel centrodestra è evidente: senza unità, divisi su due candidati e con la coalizione che guida l’amministrazione uscente viene punita da una valanga di voti disgiunti. E così rischia di cedere un capoluogo di provincia alla sinistra.
Il verdetto degli elettori è abbastanza chiaro: le cinque liste che sostengono il principale candidato del centrodestra (Fdi, Forza Italia, Mpa, Udc e una civica degli azzurri) raccolgono insieme quasi il 60% dei voti. Ma all’aspirante sindaco Dino Alonge rimane poco tra le mani. Si ferma, infatti, al 34,7% perdendo oltre 6.100 voti che, nella quasi totalità, vengono dirottati al giovane candidato di ControCorrente – il nuovo partito dell’ex iena Ismaele La Vardera – sostenuto da Pd e M5s. L’ex deputato Sodano, eletto e poi cacciato dal Movimento di Conte, raggiunge così il 39,13%, mancando l’elezione diretta per soli 0,87 punti percentuali: in Sicilia, infatti, la legge elettorale per le comunali prevede l’elezione al primo turno per il candidato sindaco che supera il 40% dei voti.
Lunedì nella Città dei Templi è stata una giornata ad alta tensione. L’incertezza sull’esito della consultazione ha attraversato i vari comitati elettorali: terrore da un lato, speranza e gioia dall’altro. Voto dopo voto, sezione dopo sezione, solo in tarda serata il centrodestra tira un sospiro di sollievo. Sarà ballottaggio tra Alonge e Sodano. Verdetto rinviato di due settimane anche se le ferite sono profonde. Lega, cuffariani della Dc e Noi moderati – con una manovra che sembra più legata a logiche palermitane, in vista delle prossime Regionali – hanno puntato su un altro candidato, l’ex finiano e oggi salviniano Luigi Gentile, già deputato e assessore regionale. Sommando i voti ottenuti da Alonge e quelli di Gentile (14,11%), il centrodestra avrebbe potuto vincere agevolmente.
Ma l’avvocato Alonge avrebbe potuto trionfare anche con il solo effetto trascinamento dei suoi sponsor politici. Ma questo non è accaduto, perdendo per strada quasi 24 punti percentuali rispetto alle liste. Ma cosa è andato storto? La domanda se la sono posta in tanti e le ipotesi sono diverse. La candidatura in continuità con la vecchia amministrazione, la stessa protagonista del flop e delle numerose gaffe di Agrigento Capitale della Cultura 2025, può aver influito molto. Così come l’ingombrante presenza dei big politici che lo hanno sostenuto, gli stessi dell’esperienza amministrativa uscente: il deputato regionale di Forza Italia Riccardo Gallo, il parlamentare nazionale di Fdi Lillo Pisano e il deputato regionale del Mpa Roberto Di Mauro. Gli ultimi due, tra l’altro, alle prese con guai giudiziari: Pisano indagato per truffa e peculato in un’indagine sull’uso di fondi regionali e comunali destinati a eventi culturali, Di Mauro coinvolto nell’inchiesta della Procura di Agrigento su un giro di tangenti nelle pubbliche forniture. E c’è chi dà la colpa alla scelta del candidato fatta in extremis e non particolarmente apprezzata dagli aspiranti consiglieri comunali del centrodestra. Al di là delle presunte motivazioni, comunque gli effetti sono palesi.
Nonostante il risultato tutt’altro che scontato, al candidato Michele Sodano rimane però l’amaro in bocca: fino al tardo pomeriggio i dati parziali lo davano eletto al primo turno. Sono le ultime sezioni scrutinate a stroncare le speranze. Ora bisognerà ricominciare da zero. Al vantaggio emerso dal primo spoglio si aggiungono le variabili del ballottaggio che sono tante, a partire dall’eventuale ritorno dell’unità del centrodestra, almeno per l’ultimo chilometro. C’è anche un quarto candidato, Giuseppe Di Rosa, l’unico civico di questa competizione elettorale, che ha ottenuto un buon risultato personale: quasi il 12% con oltre 2.600 voti arrivati, anche nel suo caso, dal voto disgiunto proveniente da destra.
A Sodano rimane comunque una certezza. Se dovesse essere lui il nuovo sindaco di Agrigento dovrà fare i conti con un Consiglio comunale quasi totalmente composto da esponenti del centrodestra. Il premio di maggioranza, previsto dalla legge elettorale, non potrà scattare, proprio perché un’altra coalizione ha superato il 50% delle preferenze. Quello degli agrigentini è stato, infatti, un voto rivoluzionario ma a metà, considerando che tra gli aspiranti consiglieri che hanno fatto incetta di preferenze ci sono assessori uscenti e attuali consiglieri comunali, anche loro protagonisti degli ultimi cinque anni di vita amministrativa della città. Gli elettori colpiscono direttamente solo l’aspirante primo cittadino e, adesso, dovranno tornare alle urne per la scelta definitiva.