C’è più di una incognita “giudiziaria” che pende sul referendum costituzionale previsto il prossimo 4 dicembre che ha raggiunto il singolare risultato di essere stato “impugnato” davanti ai giudici amministrativi, a quelli costituzionali e a quelli civili. Il nuovo appuntamento della legge di riforma della Costituzione potrebbe non essere quello con il Tribunale di Milano che deve decidere sui due ricorsi, tra cui quello del presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida.

Prima però potrebbe arriva un altro giudizio: c’è una udienza pubblica fissata il 15 novembre davanti alle sezioni Unite della Cassazione. La suprema Corte deve esprimersi sull’istanza del Codancons (il 24 ottobre la Cassazione si era espressa su un altro ricorso) contro cui la presidenza del Consiglio ha presentato una memoria di 46 pagine ritenendo “insindacabili” le ordinanza dell’Ufficio centrale per il referendum, “in quanto partecipano della natura legislativa del referendum”; viene negato anche l’eccesso di potere giurisdizionale contestato dal Codacons, sostenendo che l’Ufficio centrale abbia operato nel rispetto della legge 352/70, anche laddove ha valutato la conformità del quesito. La Presidenza del Consiglio, poi, rifiuta la tesi secondo cui il testo del quesito debba riportare gli articoli della Costituzione che la legge costituzionale va a modificare, sostenendo che sia sufficiente l’indicazione del titolo della legge.

Intanto ci sarà anche il Consiglio di Stato che dovrà decidere contro la sentenza del Tar del Lazio, che il 20 ottobre aveva ‘bocciato’, in primo grado, l’istanza come inammissibile. Tra i soggetti che avevano presentato ricorso al Tar ci sono esponenti politici di M5s e di Sinistra Italiana.

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