Non sarà possibile conoscere prima di dieci giorni il destino dei ricorsi contro il quesito del referendum costituzionale presentati a Milano. La presidente della I sezione civile del Tribunale, Paolo Maria Gandolfi, ha fatto sapere ai cronisti che da giorni tentano di avere qualche informazione che ci vorrà più tempo di quanto tutti prevedevano. I ricorsi, presentati dal costituzionalista Valerio Onida e da un pool di avvocati, sono stati discussi insieme e la decisione del giudice Loreta Dorigo riguarderà entrambi.

Intanto sembra quasi del tutto esaurito il dibattito politico su un possibile rinvio della consultazione prevista il 4 dicembre. “Si tratta di una vicenda chiaramente chiusa: ciascuno ha parlato in modo chiaro. Ho parlato a livello personale e come presidente del mio partito. Non provo alcun rammarico. Tutto sommato alcune reazioni erano prevedibili, ora la questione è chiara ed è inutile tirarla per le lunghe. Ciascuno – aggiunge Alfano che ieri aveva ipotizzato un rinvio – ha detto ciò che riteneva corretto dire in questo momento. La mia campagna elettorale prosegue: ho una fitta agenda di impegni per il fine settimana, dall’Abruzzo al Piemonte alla Basilicata. Si va avanti”. Tranchant il presidente emerito Giorgio Napolitano: “Non mi occupo di cose che non stanno né in cielo né in terra”.

Eppure un rinvio potrebbe ancora essere deciso. Dalla Consulta. Perché se è vero che alcuni costituzionalisti ritengono che la Corte costituzionale non abbia il potere di congelare il voto, un altro professore ordinario di Diritto costituzionale Andrea Manzella, docente alla Luiss, ritiene che invece ci possa essere questa possibilità; “anche se ogni contraria interpretazione è assolutamente plausibile”. “Siamo in territori incogniti e ogni via è largamente opinabile. Ma se il giudice di Milano ritenesse fondata la eccezione Onida, la Corte costituzionale, potrebbe riconoscersi il potere, e forse anche il dovere, di sospendere la effettuazione del referendum. Vi sarebbe, infatti, un danno ‘grave e irreparabile’ se poi la sentenza di merito dovesse risultare di inutile accoglimento. Da un punto di vista pratico, si può notare che – spiega al Fattoquotidiano.it – poiché il referendum costituzionale, di per sé, ‘sospende’ l’efficacia della legge di revisione, vi sarebbe semplicemente una ‘proroga’ della sospensione sino al giudizio di merito della Corte”. Di fatto Manzella, che ha firmato un documento per il No, è d’accordo con Onida: “Sotto il profilo giuridico, è vero che le attuali norme non prevedono, per questo caso, il potere di sospensione della Corte: ma neppure lo escludono. E, qui la sospensione della legge sul referendum, e del suo immediato atto applicativo, sarebbero logicamente inscindibili. Il richiamo all’analogia (fatto da Onida, in sede di udienza a Milano, ndr) sembra dunque corretto”. La sospensione è, in realtà, considerata un istituto generale del diritto processuale; la sua natura è giurisdizionale – e ,dunque, né amministrativa né tantomeno politica -. E la stessa Corte l’ha ammessa anche quando una legge amministrativa, giudicata perciò illegittima, la negava”.

“Un rinvio in Corte sarebbe una novità che – sostiene l’avvocato Felice Besostri, che con un pool di colleghi ha presentato al Tribunale di Milano il ricorso per rinviare alla Consulta la legge 352 del 1970 – se non induce il governo d’intesa con la Presidenza della Repubblica (Renzi è contrario) a rinviare, potrebbe pensarci la Corte con un’interpretazione estensiva dei poteri di sospensione che ha nei ricorsi in via principale. Avevo proposto di parlare domani alla stampa estera, ma non interessa un fatto tutto italiano come il conflitto latente tra Mattarella e Renzi sul quale si scaricano anche tensioni europee – ha concluso Besostri – una miscela esplosiva come ha sperimentato Berlusconi con Napolitano”. Di parere contrario l’Avvocatura dello Stato, che ha chiesto il rigetto dei ricorsi e ritiene che la Corte Costituzionale, nel caso di invio degli atti da parte del Tribunale civile, non avrebbe teoricamente per legge il potere di sospendere il referendum costituzionale.

Intanto sarà notificato in settimana il ricorso al Consiglio di Stato sul quesito referendario contro la sentenza del Tar del Lazio, che il 20 ottobre aveva bocciato, in primo grado, l’istanza come inammissibile. Tra i soggetti che avevano presentato ricorso al Tar ci sono esponenti politici di M5s e di Sinistra Italiana. Inoltre a firmare il ricorso al Consiglio di Stato saranno anche gli avvocati Enzo Palumbo e Giuseppe Bozzi, sia in proprio sia per il Comitato Liberali per il No. Il testo del ricorso è in via di limatura e sarà depositato, quasi certamente, entro sabato.