“Lo confermo. Sono Elena Ferrante“. Con una serie di tweet sul profilo che l’Ansa ha attribuito ad Anita Raja, la traduttrice ha rivelato che dietro lo pseudonimo della famosa scrittrice c’è il suo nome, confermando così quanto scritto da Claudio Gatti in un articolo comparso domenica in più lingue sul Sole 24 Ore, sulla New York Review of Books, sulla Frankfurter Allgemeine tedesca e su Mediapost francese. Ma la casa editrice che pubblica i libri della Ferrante ha subito smentito la notizia: “Si tratta di un fake”, hanno detto i responsabili a Repubblica.

Effettivamente durante la notte è stato creato un account @AnitaRajaStarn con la foto della traduttrice: “Apro questo profilo e presto lo chiuderò. Sarò qui solo per il tempo necessario a spiegare”, si legge nel primo messaggio a cui ne sono seguiti subito altri: “Lo confermo. Sono Elena Ferrante. Ma questo ritengo non cambi nulla nel rapporto dei lettori con i libri della Ferrante. Non parlerò mai di Elena Ferrante, né risponderò a suo nome, né dirò nulla riguardo ai suoi libri. Vi ringrazio. Vorrei solo chiedere, ora che la curiosità che durava da anni è stata esaudita, di lasciarmi vivere (e scrivere) in pace”.

Subito dopo è stato postato un altro tweet dai toni polemici rivolto al giornalista Gatti e al suo presunto scoop sulla reale identità della scrittrice conosciuta ormai in tutto il mondo: “Ritengo volgare e pericoloso il modo in cui si è voluti arrivare a pretendere di svelare un’identità violando privacy e regole. Ma pazienza”. “Lo ripeto: non parlerò mai di Elena Ferrante, né risponderò a suo nome, né dirò nulla riguardo ai suoi libri. Vi ringrazio. Anita Raja”.

Fake, strategia commerciale o forse si è veramente scoperta l’identità della scrittrice che nel 2016 il settimanale Times ha inserito tra le cento personalità più influenti al mondo? Nessuna certezza. Solo un mistero in più su Elena Ferrante.

Il Fatto di Domani - Ogni sera il punto della giornata con le notizie più importanti pubblicate sul Fatto.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Libri, viaggio nella cultura mitteleuropea nei romanzi di Roger Salloch e Jurij Andruchovyc

next
Articolo Successivo

Teatro, al via la quinta stagione del circolo Arci Ohibò di Milano

next