Il nome che è un omaggio a Elsa Morante, i compensi lievitati, l’appartamento in una zona nobile di Roma e i rimandi a Christa Wolf. Senza mai citarla. Elena Ferrante – misteriosa autrice della quadrilogia L’amica geniale – è la traduttrice della casa editrice e/o Anita Raja, 63 anni, compagna di Domenico Starnone, figlia di un’insegnante – proprio come nel caso dell’autrice de L’isola di Arturo – nata a Worms, in Germania, da una famiglia emigrata dalla Polonia. Sono alcuni degli indizi – “documentali”, “tangibili” – che emergono dall’inchiesta del Sole 24 Ore, pubblicata in contemporanea anche dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung, dal sito francese Mediapart e dalla rivista americana New York Review of Books. Tutti alla ricerca di chi ha scritto la storia di Lila e Lenù, epopea di vita che dalla Napoli del dopoguerra si snoda fino a oggi. Per quattro romanzi, acclamati dalla critica internazionale.

Le informazioni raccolte da Claudio Gatti del Sole 24 Ore sono una sequenza ordinata di dettagli economici, catastali, biografici e letterari. E tutti portano a lei: Anita Raja. Primo: l’analisi dei redditi. Quelli della casa editrice e/o, che dal 2013 al 2014 aumentano del 65% e nel 2015 volano a +150% rispetto al 2014. Merito dei libri della Ferrante. Parallelamente, però, aumentano anche i compensi versati dalla casa editrice alla Raja: nel 2015 ha superato “di oltre sette volte il compenso del 2010, quando il successo dei suoi libri era ancora circoscritto all’Italia e non era ancora stato pubblicato il primo volume della tetralogia“. I suoi compensi non derivano dall’aumento delle traduzioni e in più quelli “del 2014 e 2015 appaiono coincidere con le somme generate dai diritti d’autore“.

Capitolo immobiliare: dopo il successo de L’amore molesto di Martone, ispirato all’omonimo libro della Ferrante, Raja ha comprato a nome suo “un appartamento di sette vani in una zona nobile di Roma e nel 2001 ha comprato una piccola casa di campagna in un paesino della Toscana noto per essere frequentato dall’elite giornalistico-letteraria italiana”. Quattro mesi fa, invece, Domenico Starnone ha acquistato a suo nome un appartamento di 227 metri quadri “in una delle strade più belle di Roma” per un valore tra 1,2 e 2 milioni di euro. Intestato a lui e non alla moglie, come conviene – sottolinea il Sole – “in regime di separazione dei beni quando un coniuge ha già una casa intestata”. Starnone, il fratello della Raja e la casa editrice non confermano nulla al Sole che, però, prosegue e si spinge nei dettagli biografico-letterari.

In Italia è da poco uscito La Frantumaglia, volume nato per soddisfare le curiosità dei lettori sull’identità della Ferrante. L’autrice parla della madre sarta che si esprimeva in dialetto e delle sue tre sorelle. Dice di essere cresciuta a Napoli e scappata solo quando ha trovato lavoro. Tutti elementi che non trovano riscontro nella vita della Raja, che ha vissuto a Napoli solo fino a tre anni per trasferirsi poi a Roma e che è figlia di madre insegnante (come Elsa Morante) nata in Germania e fuggita in Polonia. Ma nel libro i lettori sono avvertiti da una citazione di Italo Calvino. A una studiosa che chiedeva sue informazioni personali scrisse nel 1964: “Mi chieda pure quello che vuol sapere e glielo dirò. Ma non le dirò mai la verità, di questo può star sicura”. Ferrante confessa anche di non odiare “affatto le bugie, nella vita le trovo salutari e vi ricorro quando capita per schermare la mia persona”. Infatti.

Nello schermarsi, però, si svela attraverso i suoi personaggi. C’è il grande amore della quadrilogia, Nino, che in realtà è il soprannome del suo Domenico Starnone. C’è il nome della voce narrante, Elena Greco, che “era il nome di una zia molto amata da Raja, sorella di suo padre Renato“. Poi c’è la Normale di Pisa, dove è ambientata parte della storia. L’ha frequentata sua figlia, Viola Starnone, che “seguendo le orme della madre ha tradotto libri dal tedesco per le edizioni e/o“. E c’è la presenza immanente di Christa Wolf, scrittrice molto amata e tradotta dalla Raja, che ricorre in alcuni passaggi dei suoi libri. Nelle interviste rilasciate a distanza nel corso degli anni la Ferrante non l’ha mai nominata, dicono, per evitare di essere scoperta. Tanti dettagli, particolari, collegamenti. Nessuna conferma ufficiale. Pare che la mente de L’amica geniale abbia deciso di sposare la “convinzione letteraria” di Michel Foucault quando diceva: “Credo che i libri, una volta scritti, non abbiano bisogno dei loro autori”. Il pubblico sì.