Nuove minacce di morte sono giunte via Facebook alla pagina di Charlie Hebdo, il settimanale satirico francese gravemente colpito dall’attacco terroristico del 7 gennaio 2015. Al punto che, secondo il quotidiano le Parisien, il procuratore di Parigi ha aperto, lo scorso 22 giugno, un fascicolo per “minacce di morte”. Gli investigatori della polizia di Parigi che si occupano dei reati contro le persone sono al lavoro per risalire agli autori.

Secondo quanto si apprende, la direzione del giornale, che vive sotto la protezione della polizia, ha presentato una denuncia dopo l’apparizione sulla pagina social della rivista di messaggi “che lasciano intendere” nuovi attacchi contro diversi membri della redazione. Dai contenuti, definiti “molto minacciosi” e subito cancellati, sarebbe infatti emerso che a essere finiti nel mirino delle minacce siano alcuni membri della redazione del giornale, contro i quali gli autori dei commenti avrebbero espresso la chiara intenzione di volere compiere un’aggressione fisica. Una fonte vicina alla vicenda, poi, ha spiegato che una lettera con minacce simili è stata spedita all’indirizzo della redazione e che le indagini si stanno concentrando su un periodo breve di tempo, tre o quattro giorni a metà giugno.

Non appena lette le minacce, la direzione del giornale si è rivolta alla procura. “Questo tipo di cose – aggiunge la fonte citata da Le Parisien – non avveniva da un po’ di tempo”, ma per ora i giornalisti di Charlie Hebdo non commentano. Il 7 gennaio 2015 morirono sotto i colpi dei fratelli Kouachi 12 persone, fra cui cinque disegnatori storici del giornale: il direttore Stephane Charbonnier, che firmava “Charb”, Georges Wolinski, Philippe Honoré, “Cabu” (Jean Cabut) e “Tignous” (Bernard Verlhac).

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Jesse Olivieri, l’uomo entrato con una pistola alla Casa Bianca: diffuso il video della sparatoria

prev
Articolo Successivo

Francia, famiglia di Gaza fa causa ad azienda. “Fabbricò i sensori per i missili di Israele che uccisero i nostri bambini”

next