Un’autobomba è esplosa in Turchia contro un commissariato di polizia nel distretto di Midyat, nella provincia meridionale di Mardin (a maggioranza curda), al confine con la Siria. Secondo il premier turco Binali Yildirim il bilancio dell’attacco è di “almeno tre morti, tra i quali un poliziotto e due civili, e circa 30 feriti”. Il primo ministro ha poi puntato il dito contro i curdi del Pkk, accusandoli di essere i responsabili dell’attentato.

Diverse ambulanze sono arrivate sul posto, anche per le persone ferite dalla deflagrazione. Immagini girate sul posto e diffuse dalle emittenti tv mostrano una densa colonna di fumo che si innalza da dove è avvenuta l’esplosione, che sembra avere anche distrutto la facciata di un edificio.

L’attacco arriva all’indomani di quello che martedì 7 giugno ha colpito un veicolo della polizia a Istanbul, nel quartiere centrale di Beyazit, e che ha ucciso 12 persone, tra cui sette poliziotti e cinque civili, e ferito altre 42. Una notizia che è l’apertura dei giornali turchi dell’8 giugno. Ma il quotidiano filo-governativo turco Gunes accusa la Germania di essere responsabile di quanto accaduto. “Opera dei tedeschi”, scrive in prima pagina, spiegando che sarebbe conseguenza del riconoscimento da parte del Bundestag tedesco, la scorsa settimana, del cosiddetto genocidio degli armeni, mai riconosciuto da Ankara.

La tesi di Gunes – che con oltre 100mila copie vendute al giorno è nella top ten dei giornali più letti in Turchia – non è l’unica ad apparire singolare. Per l’attentato di Istanbul, un altro quotidiano filo-governativo, Aksam, ha puntato il dito contro gli zoroastriani, seguaci di una religione diffusa soprattutto in Iran. Per ora, nessuna rivendicazione è arrivata per l’attentato, per il quale esponenti del governo e alcuni media ipotizzano una responsabilità dei curdi del Pkk.

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