Sono 15mila i profughi ammassati in condizioni disperate a Idomeni, in Grecia al confine con la Macedonia. Ieri sera tutti hanno aspettato con ansia notizie da Bruxelles, dove era in corso il vertice dei 28 leader Ue con il primo ministro turco Ahmet Davutoglu. Ma oltre allo sconforto per il nulla di fatto, a Idomeni è arrivata la pioggia. Le tende da campeggio si sono presto allagate e i campi arati si sono trasformati in una trappola di fango. Molti sono stati costretti ad abbandonare il confine durante la notte, cercando rifugio sotto le tettoie dei benzinai lungo la statale, a pochi chilometri di distanza. L’indomani, tra i falò di chi ha iniziato ad asciugare i vestiti fradici, è giunta la notizia del rinvio al 17 e 18 marzo del confronto tra i leader europei. Tutto rimandato al prossimo Consiglio Europeo, quindi, che deciderà del loro futuro. A Bruxelles non si è andati oltre a una promessa di collaborazione su “principi di base“, tutto qui, dopo che la Turchia ha raddoppiato le richieste di fondi per far fronte all’emergenza dei migranti. Un “piccolo passo avanti”, lo ha definito il premier italiano Matteo Renzi. Troppo poco per le migliaia di persone che formano interminabili code per il pane, visto che a Idomeni nessuno offre pasti caldi e le condizioni igieniche sono allarmanti. Lo dicono le associazioni umaniterie presenti, che lanciano l’allarme sulle possibili epidemie di colera, morbillo e meningite. I più esposti sono ovviamente i bambini, in un accampamento dove il 35% dei profughi è minorenne. Una situazione che peggiora di giorno in giorno. Ma i profughi non se ne andranno  @cosimocaridi

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