Niente accordo, solo principi guida da ridiscutere tra una decina di giorni. I leader dell’Unione Europea e il primo ministro turco Ahmet Davutoglu non sono riusciti a raggiungere un accordo per affrontare la crisi dei migranti, e dopo oltre dodici ore di riunioni hanno “concordato di lavorare” su dei principi di base in vista del Consiglio Europeo del 17 e 18 marzo, nel quale sperano di siglare un’intesa. Lasciando il summit, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha parlato di “piccolo passo avanti”, mentre per la cancelliera tedesca Angela Merkel si tratta di “un’intesa sui principi generali che dovranno essere tradotti in iniziative”. Di fatto, si tratta però di una vittoria della Turchia, che ottiene sostanzialmente di alzare la posta economica (altri tre miliardi, oltre ai tre già richiesti) e una accelerazione della inclusione nei meccanismi di Schengen. Anche se la sostanza resta ancora tutta da mettere nero su bianco.

“E’ il secondo vertice in tre mesi. Questo dimostra quanto la Turchia sia indispensabile per l’Ue” e viceversa, aveva detto Davutoglu al suo arrivo, sottolineando: “La Turchia è pronta ad essere un membro dell’Ue”. L’Unione però non sembra altrettanto pronta e il vertice straordinario, che all’origine doveva durare una mezza giornata, si è trasformato in una lunga corsa a ostacoli. Fino a tarda notte, tra i 28 leader europei è stato un duro negoziato di fronte alla nuova proposta di Ankara concordata all’ultimo minuto dal premier di Ankara con la cancelliera tedesca Angela Merkel ed il premier olandese Mark Rutte. Tra i più arrabbiati lo stesso presidente del consiglio europeo Donald Tusk, di fatto scavalcato dopo il lavoro condotto in prima persona la settimana scorsa, alla ricerca di un’intesa.

Merkel e Rutte, col sostegno del presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker hanno spinto per arrivare ad un accordo, a costo di andare avanti ad oltranza nella notte. La cena prevista col premier turco per le 19 non c’è stata. Intorno alle 21, vista l’inconciliabilità delle posizioni, si sono sospesi i lavori per consultazioni e bilaterali, con l’obiettivo di trovare il consenso su un nuovo testo di dichiarazione. Tra gli ossi più duri il premier ungherese Viktor Orban, che ha posto il veto sul meccanismo di reinsediamenti dalla Turchia. Perplessità molto forti sono state espresse anche da Cipro, in merito all’apertura di nuovi capitoli negoziali. Molti Paesi, soprattutto quelli dell’Est ed i Baltici, hanno chiesto di rinviare tutto al vertice della settimana prossima (17 e 18 marzo) perché la proposta non è stata negoziata. Il presidente francese Francois Hollande ha storto il naso. E anche il premier Matteo Renzi, che come altri colleghi, a partire dal britannico David Cameron, ha sollevato la questione della libertà di stampa al pranzo col premier turco minacciando un veto se non fosse stata fatta menzione alla cosa nel testo conclusivo.

I PRINCIPI DEL TESTO CONCLUSIVO

Tra i principi contenuti nella dichiarazione diffusa nella notte c’è l’impegno a “facilitare l’erogazione dei 3 miliardi di euro inizialmente assegnati per garantire la finalizzazione di un primo insieme di progetti entro fine marzo e a decidere su un finanziamento addizionale diretto al meccanismo per i rifugiati a favore dei siriani”.  Oltre a questo, si aggiunge anche lo scambio uno a uno con la Turchia per quanto riguarda i siriani, vale a dire “rimandare indietro tutti i migranti irregolari che arrivino dalla Turchia nelle isole greche, con la Ue che si fa carico dei costi; ricollocare, per ogni siriano riammesso in Turchia dalle isole greche, un altro siriano dalla Turchia agli Stati membri dell’Ue, nel rispetto degli accordi vigenti”. La Turchia da parte sua “ha confermato l’impegno ad implementare l’accordo di riammissione bilaterale Grecia-Turchia, per accettare il rapido ritorno di tutti i migranti che non hanno bisogno di protezione internazionale che passano dalla Turchia alla Grecia e di riprendere tutti i migranti irregolari fermati nelle acque turche”.

Nel testo si afferma anche la volontà di “accelerare l’esecuzione del processo di liberalizzazione dei visti per tutti gli Stati membri, puntando all’eliminazione del bisogno di visto per i cittadini turchi al più tardi alla fine di giugno 2016”. Inoltre si concorda di “preparare il prima possibile la decisione relativa all’apertura di nuovi capitoli nelle negoziazioni di adesione (della Turchia all’Ue, ndr), basandosi sulle conclusioni del Consiglio Europeo di ottobre 2015”. Inoltre si punta a “lavorare con la Turchia impegnandosi a migliorare le condizioni umanitarie nell’interno della Siria, in modo da permettere alla popolazione locale e ai rifugiati di vivere in zone più sicure”. Il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk “porterà avanti queste proposte e concretizzerà i dettagli con la parte turca prima del Consiglio Europeo del mese di marzo. Questi lavori rispetteranno il diritto europeo e quello internazionale. I capi di Stato e di governo dell’Ue hanno anche discusso con il primo ministro turco la situazione dei mass media in Turchia”.
Nel testo c’è anche una risposta alle richieste sempre più pressanti di Austria e Belgio. Si afferma infatti che “i flussi irregolari di migranti lungo la rotta dei Balcani Occidentali sono arrivati alla fine”. Affinché questo obiettivo sia sostenibile, bisogna agire seguendo alcune direttrici: “Sostenere la Grecia, in questo momento difficile, e fare il massimo per aiutarla a gestire la situazione che si è determinata. Questa è una responsabilità collettiva che richiede una rapida ed efficiente mobilitazione di tutti i mezzi e le risorse europei disponibili e del contributo degli Stati membri”.

I leader inoltre dichiarano di voler dare “una risposta immediata ed efficace alla situazione umanitaria difficilissima che si sta sviluppando rapidamente sul terreno”. A tal fine la Commissione fornirà “con urgenza” aiuti di emergenza; i capi di Stato e di governo accolgono con favore la proposta della Commissione di istituire un servizio di aiuti di emergenza all’interno dell’Ue e chiedono al Consiglio di adottarla prima del Consiglio Europeo di marzo, invitando le autorità di bilancio ad “assumere qualsiasi necessaria conseguente misura”.

Si promette tra l’altro “ulteriore assistenza” alla Grecia nella gestione dei confini esterni “inclusi quelli con la Fyrom (Macedonia, ndr) e con l’Albania“. Si richiede inoltre di “accelerare in modo sostanziale l’implementazione della riallocazione” dei rifugiati per alleviare “il pesante fardello che oggi grava sulla Grecia”. Gli Stati membri “sono anche invitati a fornire più posti per la riallocazione, con urgenza”. Ci si impegna poi a “prendere qualsiasi misura necessaria con riferimento ad ogni nuova rotta che possa aprirsi”.
Il documento risponde contestualmente alla opposizione di stati come l’Ungheria ai piani di distribuzione dei migranti e “non stabilisce alcun nuovo impegno da parte degli Stati membri per quanto riguarda riallocazione e reinsediamento” dei rifugiati. Il Consiglio Europeo “ritornerà sul dossier migrazioni in tutti i suoi aspetti, per consolidare ulteriormente l’implementazione europea comune della nostra strategia sulle migrazioni”.