Dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha bocciato il nuovo sistema di calcolo dell’Isee, le associazioni delle persone con disabilità chiedono al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti di convocare subito un tavolo per modificare la normativa. Quella attuale include le pensioni di invalidità nel reddito, cosa che i giudici hanno censurato perché quei trattamenti non possono essere considerati una remunerazione, e differenzia le franchigie tra maggiorenni e minorenni. Senza un intervento rapido, è l’allarme lanciato da Anffas Onlus (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), quella dei disabili nei confronti del governo si rivelerebbe una “vittoria di Pirro”. In particolare “non vorremmo che ora qualcuno, vista l’espunzione dall’Isee delle provvidenze e il dover rimettere mano all’Isee, prendesse la “palla al balzo” per peggiorare, anziché agevolare l’accesso alle prestazioni; scaricare ulteriormente il carico dell’assistenza sulle famiglie; innalzare ulteriormente la compartecipazione ai servizi”.

“Oggi un cittadino che si rivolgesse a un Caf o all’Inps per richiedere un Isee che cosa otterrebbe?”, si chiede Roberto Speziale, presidente dell’associazione. “Tale documento sarebbe legittimo? E gli Isee rilasciati dopo le sentenze del Tar Lazio e quindi risalenti allo scorso anno, anch’essi illegittimi, non dovrebbero essere revocati d’ufficio e risarcite le persone che a causa di un Isee illegittimo non avessero avuto accesso a determinate prestazioni o avessero dovuto contribuire con una compartecipazione più alta di quella dovuta?”. E ancora, “quante Regioni hanno emanato le linee guida e quanti enti locali hanno aggiornato conseguentemente i loro regolamenti stabilendo soglie di accesso eque senza scaricare, a loro volta, sui cittadini “compartecipazioni” estremamente onerose e “vessatorie”? Dove sono finite le risorse risparmiate che dovevano essere riallocate nel sociale?”.

In Italia, continua il comunicato, “disporre di un sistema equo, trasparente e semplice per stabilire la situazione economica e patrimoniale di singoli cittadini o nuclei familiari che richiedono accesso a prestazioni sociali agevolate (quindi con condizioni di miglior favore rispetto agli altri cittadini proprio a causa delle loro oggettive difficoltà economiche), rappresenta un’esigenza imprescindibile, per evitare, appunto, che l’accesso alle prestazioni presenti lati oscuri che minino l’esigibilità concreta dei diritti dei cittadini”.

“Il nostro paese si dovrebbe interrogare per quale motivo sempre più le persone con disabilità, anche singolarmente, le famiglie e le loro associazioni sono costrette a rivolgersi alla magistratura per vedersi riconosciuti i loro sacrosanti diritti, la maggior parte addirittura di rango costituzionale. Meccanismo questo che sta frazionando il mondo della disabilità, assistendo, sempre più spesso ad un’autentica “guerra tra poveri” con il rischio che chi rimane fuori dalla pur insufficiente rete dei servizi consideri dei “privilegiati” e “asserviti” al sistema coloro che con mille peripezie e difficoltà riescono a ottenere qualche minima e vitale risposta. Per non parlare della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità che, pur essendo legge dello Stato, continua ad essere praticamente ignorata!”.

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