La posta in gioco è altissima, se non cambiamo registro da qui alla fine del secolo la temperatura del globo potrebbe aumentare sino a 5-6 gradi. E il livello delle acque e degli oceani alzarsi anche di 1 metro. Con scenari apocalittici: inondazioni, siccità, abbassamento delle produzioni agricole.

E poi: litorali sommersi, con almeno 400 milioni di essere umani che, vivendo proprio sotto quel metro, costretti a migrare cercando fortuna in zone interne più alte e sicure dei propri territori.

Da qui l’importanza di Cop21 (ventunesima Conference of the parties),  summit sul clima che si aprirà domani a Parigi  (195 paesi partecipanti). Per arrivare, si spera, ad un accordo in grado di limitare i danni, fissando come obiettivo comune quello di contenere da qui al 2100 l’innalzamento della temperatura a “soli” 2 gradi.

Ci doveva essere grande attenzione intorno a questo appuntamento. Le stragi di Parigi di qualche settimana fa hanno oscurato l’avvenimento. Giornali e tv ne hanno perciò parlato poco e comunque non a sufficienza, vista l’importanza della scadenza.

Motivo in più per i cittadini per stare all’erta. Per raggiungere quell‘obiettivo vitale alla sopravvivenza del pianeta c’è molto da fare. Ci sono grandi riconversioni energetiche da mettere in campo, grandi investimenti da programmare. Le notizie che arrivano sugli andamenti preparatori dei lavori non sono rassicuranti. Tanti paesi nicchiano davanti all’ipotesi di assumere impegni gravosi per un futuro più sicuro per i miliardi di persone che popolano il pianeta.

Per questo c’è bisogno di una grande mobilitazione. Ricordando che i terrorismi di ogni colore e latitudine si possono arginare. Gli effetti dei cambiamenti climatici no, se non si interviene subito e bene.

All’erta, perciò. E bando alla pigrizia. Tutti connessi a Parigi anche nei prossimi giorni. In ballo c’è la vita dei nostri figli e nipoti.

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