cucchi ilaria tribunale 675

Il 22 ottobre del 2009 “moriva a Roma” Stefano Cucchi. Era entrato in carcere sulle sue gambe il 15 ottobre, con l’accusa di essere in possesso di alcuni grammi di droga. I suoi familiari lo avevano visto ancora in vita. Una settimana dopo moriva. Il corpo martoriato dai lividi, la faccia tumefatta, irriconoscibile, ridotto pelle e ossa.

Da quel momento i genitori, la sorella Ilaria, gli amici hanno iniziato una lunga battaglia per reclamare verità e giustizia. Si sono susseguite condanne, assoluzioni, colpi di scena, e persino campagne di diffamazione contro una famiglia che “osava e osa” chiedere di sapere come sia possibile che una persona possa morire, senza apparente ragione mentre è affidata in custodia allo Stato.

Oggi la sorella Ilaria, che ha dedicato la vita alla causa del fratello, è andata a deporre un mazzo di fiori davanti all’ospedale Pertini, ultima dimora di Stefano, lo ha fatto con l’amore di sempre, lo ha fatto per invitarci tutti a non dimenticare, a tenere accesi i riflettori; anche perché spetterà ora alla Cassazione pronunciarsi e decidere se mettere la parola fine e seppellire la speranza dei Cucchi, oppure riaprire le inchieste e percorrere con decisione la strada che ha già portato al rinvio a giudizio di tre carabinieri.

Chiunque voglia dare un segnale di solidarietà e aggiungere la sua voce a chi, da tempo chiede, verità e giustizia per Stefano Cucchi, non manchi al memorial dedicato a Stefano, il prossimo 31 ottobre, nel parco degli Acquedotti a Roma.
Sarà un modo per abbracciare la famiglia e per far sentire la presenza di chi non si rassegna e continua a confidare nelle ragioni del diritto e della legalità.

Oggi 22 ottobre dedichiamo un pensiero a Stefano, un altro (per rubare il titolo al film di Filippo Vendemmiati dedicato a Federico Aldrovandi) ragazzo che ” E’stato morto”.

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