L’agenzia Standard&Poor’s ha tagliato il merito di credito (rating) di Volkswagen da A ad A- perché il gruppo ha manifestato “carenze nel management, nella governance e nella cornice generale della gestione dei rischi“. E’ stata abbassata anche la valutazione delle controllate Volkswagen Financial Services e Volkswagen Bank. E gli analisti di S&P si riservano ora ulteriori declassamenti “anche di due gradini”. Il giudizio sulla casa tedesca era stato messo “sotto osservazione” il 24 settembre, pochi giorni dopo lo scoppio del diesel gate a causa delle sanzioni e dei costi che dovrà sostenere per i richiami e gli eventuali risarcimenti ai consumatori che aderiranno alle azioni collettive (class action). Ora S&P evidenzia che la casa di Wolfsburg potrà “sperimentare un impatto negativo sui propri volumi di vendita, prezzi, e margini. “Crediamo che la violazione della legge statunitense sull’ambiente e potenzialmente di altre leggi al di fuori degli Usa rappresenti un rischio reputazionale e finanziario significativo per Vw nel medio termine”, si legge nel report. “Prevediamo inoltre”, si legge nel report, “che i profitti e i dividendi dalle joint venture in Cina saranno inferiori, a causa di condizioni di mercato più deboli”, e Vw “continuerà ad avere spese in conto capitale sostanziali anche se dovrà rivedere i suoi livelli di spesa”.

Intanto da Lima, dove si è appena conclusa l’assemblea annuale di Banca Mondiale e Fondo monetario internazionale, arriva la notizia che ka Banca europea per gli investimenti ha messo sotto la lente i 4,6 miliardi di euro di prestiti concessi negli ultimi 15 anni a Volkswagen per la ricerca sui motori “puliti”. Alla luce dello scandalo dei test sulle emissioni truccati l’istituto, di cui sono soci i Paesi Ue, vuole capire se il gruppo tedesco abbia usato quei soldi “non per combattere il cambiamento climatico, ma per fare il contrario”, ha spiegato il presidente Werner Hoyer, parlando a Lima a margine dell’assemblea annuale di Banca Mondiale e Fondo monetario internazionale. In quest’ultimo caso, “ci sarebbe un problema di reputazione anche per noi”, ha avvertito il politico tedesco, esponente dell’Fdp, che oggi non ha rappresentanti nel Parlamento di Berlino. Per la casa di Wolfsburg si apre dunque un altro fronte di rischio finanziario, oltre a quello degli incentivi concessi dai singoli Stati per l’acquisto di macchine ritenute a basso impatto ambientale.

Secondo l’agenzia Bloomberg, comunque, è “improbabile” che la banca chieda la restituzione dei finanziamenti agevolati concessi e di quelli ancora in corso, che ammontano a 1,8 miliardi di euro: “Non può essere nel nostro interesse distruggere un grande gruppo globale a causa del comportamento criminale di singoli, ingegneri, per quanto alti nella gerarchia aziendale”, ha infatti chiarito Hoyer, sposando così la tesi dei vertici secondo cui la colpa della truffa è di pochi individui e l’azienda non ne era al corrente. “Non è questo il nostro approccio”. Una settimana fa Richard Willis, portavoce della Bei, non aveva invece escluso la possibilità di chiedere indietro i finanziamenti non impiegati per gli scopi per cui erano stati concessi.

“Presumo che i prestiti corrispondenti siano stati ripagati da lungo tempo, ma comunque è un problema”, ha proseguito Hoyer. “Voglio essere sicuro che la banca, che a livello mondiale è all’avanguardia sui temi climatici (intendiamo investire 100 miliardi di euro in progetti ad hoc nei prossimi quattro anni), possa meritare fiducia e che i suoi investimenti stiano effettivamente avendo un effetto positivo sull’ambiente”.

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