Dieci anni: il Festival diventa (definitivamente?) la Festa del Cinema di Roma. E questo per ferma e dichiarata volontà del neo direttore artistico Antonio Monda, arrivato al timone solo sei mesi fa. Tutto nuovo o rinnovato, come il ruolo di Piera Detassis passata da direttore delle prime edizioni a Presidente della Fondazione Cinema per Roma, subentrando al 94enne Gian Luigi Rondi. In sala, alla conferenza stampa, anche il sindaco Ignazio Marino – leggermente fischiato dagli astanti – ed altre autorità ed istituzioni regionali e comunali. Sullo schermo del palco dove avviene la presentazione campeggia l’immagine di una giovane e bellissima Virna Lisi. E’ lei l’unica testimonial della decima edizione dove spariscono madrine, concorsi, giurie, cerimonie di apertura e chiusura e premi, tranne quello “intoccabile” del pubblico. Alla Lisi – eccezionalmente e per volere della famiglia – intitolato un nuovo riconoscimento.

Insomma, dopo anni di sperimentazioni, modifiche modulari e sostanziali, direttori tanto diversi come appunto Detassis e Marco Müller, forse la controversa cine-kermesse capitolina inaugurata nel 2006 dall’allora sindaco Walter Veltroni come “omaggio a Roma” inizia a trovare una sua identità. Che dal 16 al 24 ottobre sarà passata al vaglio della cittadinanza. Chiamato a guidare un progetto triennale, il giornalista e critico Antonio Monda non gira attorno ai discorsi mirando dritto alle novità: “Il cambiamento da Festival a Festa non è un dato lessicale ma sostanziale: ogni ospite sarà un vincitore, un celebrato. Tre le parole chiave a cui riferirsi: la discontinuità col passato, la varietà di proposte, la qualità dell’offerta. Su quest’ultima mi soffermo perché è la più importante: con il comitato di selezione abbiamo dovuto dire dei no dolorosi anche ad amici, ma lo ripeto per chiarezza, a me interessa solo la qualità di un film, il resto non conta”.

Entrando nel vivo dei contenuti dell’appuntamento, il direttore enuncia il “formato della festa in tre fasce diverse ma di uguale importanza: i film, le retrospettive, gli incontri ravvicinati”. Quanto alla prima fascia – le opere in programma – sono 37 diversificate in ogni genere incluse alcune serie tv e con nomi di assoluta rilevanza cinefila come Paul Thomas Anderson (“per me il più grande cineasta vivente”) con il doc musicale Junun, Robert Zemeckis con la prima italiana dell’atteso The Walk – 3D, Sion Solo (The Whispering Star), Johnny To (Office), Noah Baumbach (Mistress America) e Lenny Abrahamson (Room). Le star nei cast dispersi dei vari film non mancano, ma poche ad oggi hanno aderito a partecipare alla kermesse il cui tappeto rosso suona a Monda di poca rilevanza: Monica Bellucci per il film Ville-Marie del canadese Guy Edoin ed Ellen Page per Freeheld di Peter Sollett.

Tra i 37 titoli non mancano gli italiani: Alaska di Claudio Cupellini con Elio Germano, Dobbiamo parlare di e con Sergio Rubini e Fabrizio Bentivoglio, Lo chiamavano Jeeg Robot dell’esordiente Gabriele Mainetti con Claudio Santamaria e Luca Marinelli e il documentario di Gianni Amelio e Cecilia Pagliarani Registro di classe – Prima parte 1900-1960. Il tricolore, naturalmente, è presente anche nelle altre “fasce”, a partire dagli incontri ravvicinati che vedono protagonisti tra gli altri Paolo Sorrentino che presenterà i film della vita, un suo corto inedito e la versione lunga– anch’essa inedita – de La Grande Bellezza con 40’ minuti in più. Ulteriori incontri “uno ogni sera” si terranno con “la coppia” Joel Coen e Francis McDormand, Jude Law, Renzo Piano, William Friedkin insieme a Dario Argento, Wes Anderson, Todd Haynes, Riccardo Muti, Paolo Villaggio e Carlo Verdone insieme a Paola Cortellesi. Infine le retrospettive, che sono a tutti gli effetti imponenti: una personale dedicata al grandissimo Antonio Pietrangeli “mai abbastanza omaggiato”, una alla Pixar Animation Studios ed una – completa – al giovane talento cileno Pablo Larraìn.

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