Musica

“Ho fatto 300 metri in acqua per arrivare su un’isola in Australia, ma era pieno di squali. Al ritorno ho nuotato pregando. Da giovane mi sono invaghito di una hostess e sono partito in giro per il mondo”: così Mogol

La scrittura delle canzoni, ricordi della giovinezza e quelle volte con David Bowie e Bob Dylan: l'autore si racconta alla soglia del 90 anni

di Redazione FqMagazine
“Ho fatto 300 metri in acqua per arrivare su un’isola in Australia, ma era pieno di squali. Al ritorno ho nuotato pregando. Da giovane mi sono invaghito di una hostess e sono partito in giro per il mondo”: così Mogol

Ero matto da legare, non avevo paura di nulla. Una volta ho fatto il giro del mondo da solo“. Il prossimo 17 agosto compirà 90 anni, ma dentro di sé Mogol tiene sempre accesa la miccia del ragazzo che è stato. Da “Precipito”, il suo primo brano pubblicato, ha attraversato i decenni della musica italiana da autore.

La lista degli artisti per cui ha scritto è infinita: Mina, Mango, Riccardo Cocciante, Bobby Solo, Adriano Celentano e molti altri. E ovviamente Lucio Battisti, in un sodalizio che ha fatto la storia della canzone nel nostro Paese. “Ho scritto circa 1740 testi e credo soltanto “Al di là” e pochi altri siano stati scritti senza musica. Io ascolto prima di scrivere e spesso ciò che scrivo è ispirato dalla mia vita, come ad esempio “La luce dell’est” per Lucio Battisti, ispirata da un incontro durante una battuta di caccia in Jugoslavia, c’ero andato con il mio cane che era un campione”, ha rivelato in un’intervista a Il Giornale.

I testi, ispirati a una vita vissuta cogliendo gli attimi, anche se sembravano follia. Come quando si invaghì di una hostess e le disse che avrebbe comprato tutti i tagliandi disponibili: “Lei arrivò con un pacco di biglietti e allora partii davvero. Cuba, Nuova Zelanda, Stati Uniti. In Australia presi una macchina e mi ritrovai vicino al mare dove la roccia si apriva su di una specie di laghetto. Ho fatto trecento metri a nuoto per arrivare a un’isoletta e, una volta in piedi, mi sono accorto che il mare era pieno di squali. Al ritorno ho nuotato pregando. Sì, qualche volta sono stato protetto dal Signore”.

Giulio Rapetti, questo il vero nome dell’autore, non ha rimpianti. E non ha mai pensato di cambiare mestiere. Ha conosciuto i grandi della musica e tradotto in italiano i testi di David Bowie e Bob Dylan. Il Duca Bianco cantò la sua versione di “Space Oddity”, con Dylan invece andò peggio. Lo incontrò a Londra per parlare di “Mr. Tambourine Man”, ma il Premio Nobel per la Letteratura declinò la collaborazione: “So che sei un autore molto bravo, ma un testo di Bob Dylan non si cambia. Mi disse ‘Forget it’ (dimentica tutto, ndr) e se ne andò”.

Precedente
Precedente
Playlist

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione