“Ho letto membri della stampa definirmi un ‘negazionista genocidio‘, eppure chi nega la sofferenza degli israeliani sembra passare sempre indenne”. Con una serie di video sui propri profili social, Boy George ha difeso “We Will Dance Again“, il suo brano filo-israeliano pubblicato nelle scorse settimane con riferimento all’attacco di Hamas del 7 ottobre al Nova Festival. Un chiaro messaggio sulle sue idee riguardo alla questione israelo-palestinese e al massacro attuato da Benjamin Netanyahu nella Striscia di Gaza. La canzone a sostegno dello Stato Ebraico ha scatenato un ampio dibattito. L’artista britannico, comunque, resta fermo sulla sua posizione. E ha ribadito che la sua intenzione non fosse schierarsi contro i palestinesi.
Nello sfogo, l’ex frontman dei Culture Club ha attaccato Bandcamp, servizio musicale diffuso nel mondo e vicino agli artisti indipendenti, che ha rimosso “We Will Dance Again” dalla sua piattaforma. La decisione, per George, è stata presa da “un branco di str**zi“. Non è ancora chiaro, però, se il brano sia stato eliminato perché creato con AI o perché esprime posizioni vicine a Israele. “La mia canzone è a favore della pace e racconta le emozioni che ho provato dopo aver visitato la mostra dedicata al Nova Festival (e aver parlato con Michael e Lisa Marlowe, ai quali è stato portato via il figlio Jake. È stato ucciso mentre cercava di aiutare altre persone. Il Nova Festival è lo specchio del mio mondo da dj. Avrei potuto esserci anch’io. Ho provato quelle emozioni e ho scritto questa canzone per loro”, ha spiegato sui social.
George, nel suo filmato, ha difeso anche il verso d’apertura del suo brano “Tu dici genocidio, io dico guerra“. Per lui, sostenere le comunità ebraiche non equivale ad appoggiare il conflitto: “Questa canzone è per i miei amici ebrei. Vengo da un’idea di pace. Sono un hippie queer che ama gli ebrei, abbraccia le persone trans e sono certo che mia madre sarebbe orgogliosa di me”.
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