Una manovra da “circa 25 miliardi” da ottenere anche “cercando di utilizzare al meglio gli spazi che derivano sia dalla revisione della spesa che dalla maggiore crescita e dalla flessibilità“. Matteo Renzi ha illustrato così la legge di Stabilità all’assemblea dei sentori dem.

Nei piani attuali del governo, da rivedere con la nota di aggiornamento del Def che potrebbe portare il Pil di quest’anno a un prudente +0,8%, dalla spending si prevedono risparmi per 10 miliardi nel 2016, mentre circa 6 arrivano dalla flessibilità già concessa dalla Ue grazie alla clausola per le riforme. Il mix di più crescita e di un rapporto deficit-Pil lasciato salire oltre l’1,8% programmato finora (si parla di un range che va dal 2,2 al 2,6%) farà il resto.

Il faro è acceso su tutte le misure che possano accelerare la ripresa, a partire dal sostegno agli investimenti che hanno subito una dura battuta d’arresto durante la crisi. Investimenti che, nell’ottica di dare una risposta all’emergenza del Mezzogiorno, potrebbero essere incentivati in particolar modo al Sud (con un intervento da un paio di miliardi, come ha ipotizzato il premier). Ma le cose “chiare” per ora, ha spiegato il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, sono lo stop alle clausole di salvaguardia, che comporterebbero un aumento di Iva e accise da 16,8 miliardi, e l’eliminazione della Tasi sulla prima casa.

Sugli altri temi ancora sono in corso le istruttorie preliminari, e la Ragioneria sta mettendo a punto conteggi e simulazioni. Sul resto “la discussione è aperta”, ha ammesso Baretta, citando tra le altre la decontribuzione e il Sud, appunto (una delle ipotesi allo studio è anche quella di prorogare gli sgravi per le assunzioni, magari restringendo la platea ai neoassunti delle regioni meridionali). Mentre sembra sempre più allontanarsi la possibilità di inserire in manovra anche la flessibilità dell’età della pensione.

Per spingere sulla ripresa, una delle strade che il governo potrebbe percorrere è quella di rafforzare strumenti già esistenti come il credito d’imposta per ricerca e sviluppo o la Sabatini per le Pmi che, chiarisce il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi, non sarà sostituita ma semmai affiancata da altre iniziative, anche perché “è uno strumento che sta funzionando” e che “ha tutto il 2016 con una copertura già prevista”. Stesso ragionamento vale per i bonus ristrutturazione e l’ecobonus che “ha prodotto in questi anni un volume d’affari di 27 miliardi, è una misura che ha impatto immediato” e che “ha il vantaggio anche dell’emersione del nero e ingresso Iva”, dice ancora Baretta. Costo della misura circa 1 miliardo che però grazie al circolo virtuoso che innesta di fatto, è il ragionamento, si autofinanzia.

Ad avere bisogno di copertura certa, anche per non incorrere in uno stop di Bruxelles, è l’eliminazione delle tasse sulla prima casa, costo complessivo 4,6 miliardi compreso anche il taglio dell’Imu agricola e sugli imbullonati. Il premier ha garantito che il gettito perso sarà restituito ai Comuni e, secondo la Uil, meglio sarebbe se staccasse “8mila assegni”, uno per uno ai sindaci, in modo da evitare il rischio di il taglio si traduca in altri aumenti di tasse locali o che si cambi il nome ma non la “sostanza” del balzello. L’assegno più ricco, secondo i calcoli del sindacato, sarebbe quello per compensare il Comune di Roma, che dovrebbe ricevere 524 milioni per coprire il ‘bucò lasciato dall’eliminazione della Tasi, seguito da Milano con 206 milioni. Ultima nell’elenco stilato dalla Uil Reggio Calabria, che dovrebbe riavere 9 milioni.

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