La Uil fa i conti in tasca a Matteo Renzi: bene l’abolizione della Tasi, ma “per compensare l’abolizione della tassa sulla prima casa, Renzi, come promesso, dovrebbe staccare 8mila assegni intestati ai Comuni dall’importo complessivo di 4,6 miliardi di euro”. Il premier aveva già annunciato di voler intervenire sull’imposta: prima a luglio e poi pochi giorni fa, il 3 settembre, quando ha annunciato “il funerale delle tasse sulla casa”.

Il segretario confederale del sindacato, Guglielmo Loy, precisa in una nota che il gettito della Tasi per i Comuni è di 3,8 miliardi per la prima casa e 800 milioni per gli altri immobili. E stila una lista degli assegni che il premier dovrebbe firmare: 524 milioni per Roma, 206 per Milano, 115 per Torino e così via. Prima della nota della Uil, Renzi, in un dialogo con i lettori de L’Unità, aveva già detto che i soldi della Tasi saranno restituiti integralmente ai Comuni.

Bisogna “evitare che si ripeta ciò che gli italiani hanno vissuto in questi anni, cioè, che si cambi il nome ma non la sostanza”. Il riferimento è all’Ici, abolita da Silvio Berlusconi e poi ricomparsa come Imu, Trasi, Tuc, Iuc e Tasi. Non deve nemmeno accadere che i Comuni alzino altre imposte, come l’Irpef, per bilanciare la mancanza di quella sulla casa: “Quest’anno su 3.530 Comuni che hanno pubblicato le aliquote dell’Irpef comunale sul sito del Ministero dell’Economia, ben 990 (il 28%) hanno aumentato le aliquote”.

Il sindacato, in caso di taglio della Tasi selettivo, chiede un prelievo in base al reddito del contribuente utilizzando come indicatore l’Isee, che tiene conto del reddito e dei patrimoni. Ma, prima di tutto, “il governo si preoccupi di trovare le coperture per 16 miliardi di euro per l’anno prossimo al fine di evitare gli aumenti dell’Iva e delle accise che peserebbero molto e di più dell’abolizione della Tasi, soprattutto per le famiglie a basso reddito”, precisa la nota.