Il mondo FQ

Intercettazioni, l’allarme di Melillo spacca la destra: FdI apre a modifiche sulla stretta. Ma Fi frena: “Norma di civiltà”

Dopo Piantedosi, anche il meloniano Donzelli si sbilancia sulla lettera del procuratore: "Sensibili ai suoi richiami". Ma i berlusconiani: "Argomentazioni strumentali"
Intercettazioni, l’allarme di Melillo spacca la destra: FdI apre a modifiche sulla stretta. Ma Fi frena: “Norma di civiltà”
Icona dei commenti Commenti

“Un’autorevole segnalazione che teniamo nella giusta considerazione“, “Argomentazioni strumentali di chi vorrebbe intercettare il cittadino a ogni pie’ sospinto”. La maggioranza si divide sull’allarme lanciato da Giovanni Melillo, procuratore nazionale antimafia, a proposito della norma che vieta di usare le intercettazioni in procedimenti diversi da quelli in cui sono state autorizzate (escluse le indagini su reati per cui è obbligatorio l’arresto in flagranza). In una lettera resa pubblica dal Corriere della sera, indirizzata ai ministri della Giustizia, dell’Interno e alla presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Melillo ha segnalato come questa novità, introdotta nel 2023 da un emendamento di Forza Italia, abbia “vanificato lo sforzo di potenziamento degli strumenti di contrasto della criminalità organizzata e del terrorismo”, con un impatto “oltremodo grave e allarmante” soprattutto sulle inchieste sui rapporti tra mafie e colletti bianchi. Una denuncia subito cavalcata dalle opposizioni: “Quali comportamenti criminali e quanti assalti ai soldi pubblici sono rimasti impuniti per colpa del governo Meloni?”, incalzano i rappresentanti M5s nelle commissioni Giustizia e Antimafia, chiedendo che il tema sia “affrontato in modo approfondito e da subito” in Parlamento. Mentre l’ex ministro pentastellato Stefano Patuanelli attacca: “Dopo la lettera di Melillo, mi auguro che Giorgia Meloni abbia la decenza di non pronunciare mai più il nome di Borsellino“.

Anche nel centrodestra, però, la presa di posizione del procuratore non è rimasta inosservata. Melillo, d’altra parte, è un magistrato assai ascoltato dalla maggioranza e in particolare da Fratelli d’Italia: è anche grazie ai suoi allarmi se si è fermato l’iter del disegno di legge che complica il sequestro degli smartphone, congelato alla Camera da due anni dopo il via libera del Senato. A confermare che la questione sia presa sul serio è la risposta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, uno dei destinatari della lettera, alla domanda del Fatto sul tema: “È un’autorevole segnalazione che teniamo nella giusta considerazione, quindi la valuteremo senz’altro. Faremo un’analisi anche con i rappresentanti delle forze di polizia, quindi con riscontri oggettivi”, ha detto il capo del Viminale, vicino alla Lega, spiegando che la questione sarà affrontata in un incontro con Melillo in programma martedì a Napoli. Il mattino dopo, ad aprire a Melillo è arrivata anche Fratelli d’Italia con il deputato Giovanni Donzelli, responsabile Organizzazione del partito: “Questo è il governo che ha combattuto la mafia più di tutti. Sicuramente siamo sensibili ai richiami di chi si batte tutti i giorni per l’antimafia. Dobbiamo trovare il giusto equilibrio per tutto quello che riguarda la riservatezza in tema di intercettazioni”, ha detto al Tg3.

Del tutto diversa la linea di Forza Italia, che nel settembre di tre anni fa fece approvare la stretta con un emendamento del deputato Tommaso Calderone – capogruppo in Commissione Giustizia – alla legge di conversione di un decreto Omnibus. I berlusconiani chiudono a ogni ipotesi di marcia indietro, sottolineando come la norma si sia limitata a ripristinare le regole vigenti prima della riforma “Spazzacorrotti” dell’ex ministro M5s Alfonso Bonafede (che aveva esteso la possibilità di usare i nastri alle indagini per tutti i reati per cui sono consentite le intercettazioni). Nel partito azzurro sono sicuri che non ci sarà alcuna marcia indietro: “La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altro mezzo di comunicazione costituiscono un diritto dell’individuo rientrante tra i supremi valori costituzionali”, ricorda il capogruppo alla Camera Enrico Costa, citando i numeri degli ascolti in continua crescita per rispondere “a chi sostiene che questo governo abbia limitato le intercettazioni”. Il senatore Pierantonio Zanettin accusa Melillo di portare avanti una “campagna contro gli interventi di stampo garantista del ministro Nordio”: la legge del 2023, dice, “sancisce un sacrosanto bilanciamento tra privacy individuale e diritto aalle indagini”, evitando “il deprecabile fenomeno delle intercettazioni a strascico”. A difendere lo status quo ovviamente è anche il “padre” della stretta, il deputato siciliano Calderone: “Ci sembra una norma di assoluta civiltà. Il procuratore Melillo sa bene che i risultati delle intercettazioni sono sempre utilizzabili nei procedimenti connessi, pertanto le sue “preoccupazioni” non sono reali. Forza Italia rimane lucida e garantista e non si fa certo travolgere dalle strumentali argomentazioni della sinistra e di una parte della stampa giustizialista che vorrebbe intercettare il cittadino a ogni pie’ sospinto violando riservatezza e diritti costituzionali senza criterio”, afferma.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione