Il Patto del Nazareno risorge in viale Mazzini. O nella “palude” di viale Mazzini, come la chiama il direttore di Repubblica Ezio Mauro, secondo cui quello che è andato in scena in questi giorni è “solo una lottizzazione asfittica, che imprigiona quel che può della televisione pubblica, rinunciando a governarla”. Oggi il nuovo consiglio d’amministrazione (che continua ad avere il problema dei quattro pensionati che non possono ricevere lo stipendio) ha nominato ufficialmente direttore generale l’ex manager Mtv e La7 Antonio Campo Dall’Orto. Nel primo pomeriggio ilfattoquotidiano.it lo ha trovato a pranzo con la presidente Maggioni: “No comment”, la risposta di entrambi. I due hanno ottenuto l’accordo della maggioranza e dei berlusconiani. Critici i 5 Stelle, soprattutto per l’ex direttrice di Rainews contro cui in passato avevano già polemizzato per la partecipazione al Bilderberg: “Ci sarebbe da domandarsi quali poteri occulti abbiano spinto Maggioni fino alla presidenza della Rai, quello che è certo è che non è stato il merito”, si legge in un posto sul blog di Beppe Grillo a firma Massimo Lafranconi.

video di Manolo Lanaro e David Perluigi

 

Quella che si è siglata in queste ore è però soprattutto la ritrovata intesa tra Renzi e Berlusconi che è stata siglata attorno a Monica Maggioni. Il neo presidente Rai era nella rosa dei nomi graditi a Matteo Renzi, ma di sicuro non la prima scelta. Il premier – ricostruisce il Messaggero – avrebbe preferito Simona Ercolani, considerata astro nascente del settore televisivo o Antonella Mansi, ex Mps e numero due di Confindustria. In alternativa, Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria. Ma per evitare che la trattativa si prolungasse fino a settembre e che i nomi venissero bloccati in vigilanza, si è deciso di puntare su Maggioni, figura di mediazione gradita a Silvio Berlusconi e soprattutto a Gianni Letta. Ma il nuovo asse con l’ex Cavaliere – rotto durante l’elezione di Mattarella – può tornare utile a Renzi soprattutto in vista della riforma costituzionale e di quella del Senato in cantiere per settembre, in modo da evitare i possibili agguati della minoranza dem.

La svolta che ha portato Monica Maggioni al vertice di viale Mazzini è arrivata dopo una telefonata all’ora di pranzo con l’ex premier e il suo braccio destro. L’inviata era fortemente voluta dai forzisti e ha raccolto l’apprezzamento anche di Luigi Fierro e del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Ma l’accordo tra Renzi e Berlusconi sulla Maggioni è l’apripista per un’altra intesa: quella su due vicedirettori generali interni che dovranno aiutare il futuro direttore generale Antonio Campo Dall’Orto.

Insomma, altro che “via i partiti dalla Rai” come annunciava il premier in tv quando era sindaco di Firenze. Da premier, Renzi è in prima linea per la spartizione delle cariche in viale Mazzini. E sui social network non perdono l’occasione per rinfrescargli la memoria. Il primo dei due vicedirettori – anticipano il Messaggero e la Repubblica – sarà il fedelissimo renziano, De Siervo, sotto il cui controllo andranno la parte corporate e le società controllate. Il secondo sarà il centrista e uomo Rai per eccellenza Giancarlo Leone, a cui spetterà curare i contenuti, e tagliare il numero dei talk-show.

Le due nomine potrebbero arrivare a settembre. Quando dovranno essere scelti il nuovo direttore di Raiuno e di Rainews 24, lasciata scoperta dalla Maggioni. Qui potrebbe arrivare l’inviata di guerra Lucia Goracci, esperta di questioni internazionali. Poi ci sarà la partita cruciale dei tg generalisti. A sostituire Bianca Berlinguer al Tg3 potrebbe arrivare l’attuale vicedirettore della rete, Luca Mazzà o il conduttore di Lineanotte Maurizio Mannoni. Al Tg2 Andrea Covotta potrebbe sostituire Marcello Masi.

Ma l’obiettivo di Campo Dall’Orto e Maggioni è quello di accelerare sul processo di accorpamento delle testate giornalistiche che è già iniziato sotto la guida di Luigi Gubitosi. E arrivare così a un’unica contenitore informativo della Rai e dunque a un solo direttore unico. Il primo step di questo processo prevede però la nascita di due testate. La prima composta da Tg1, Tg2 e Raiparlamento che potrebbe andare a Mario Orfeo che ha avuto il merito di ridare prestigio al Tg1. La seconda comprende Tg3, Rainews e il web che potrebbe essere affidata proprio alla Goracci.

A capo di tutta l’informazione Rai verrà messo un “papa straniero”. Si parla già – anticipa Repubblica –  del direttore de la Stampa, Mario Calabresi o dell’attuale direttrice di Sky Tg24, Sarah Varetto. La tabella di marcia di viale Mazzini è in linea con i principi della riforma Rai di cui si riparlerà a settembre e che darà la delega al governo per riscrivere il testo unico della Tlc e avviare la cancellazione della Gasparri. A ottobre, invece, verrà approvata la nuova governance e il dg Campo Dall’Orto avrà poteri da amministratore delegato. “In quel momento di fatto il cda e il presidente conteranno poco o nulla, a comandare davvero sarà un nostro uomo”, confida un renziano a il Messaggero.

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